Giulia Fedel
Psicologa-psicoterapeuta biosistemica
Asessualità: tra depatologizzazione e complessità
L’asessualità viene genericamente descritta come la mancanza di attrazione sessuale. Tuttavia quando parliamo di asessualità e di comunità ACE è importante non ridurre tutto alla mancanza di qualcosa. “ACE” è infatti un termine ombrello che include diverse sottocategorie.
L’asessualità è definibile come una variazione dell’orientamento sessuale o mancanza di orientamento sessuale. All’interno della comunità tuttavia è possibile trovare persone che non provano attrazione sessuale, persone che la provano ogni tanto o anche persone che rifiutano il sesso. Per questo motivo si parla di spettro dell’asessualità.
L’atto sessuale (incluso l’autoerotismo) può manifestarsi raramente, mai o poche volte ma a prescindere da ciò la mancanza di attrazione e sessualità non viene percepita come problematica dalla persona, quanto l’essere “diversa” dai pari e non comprendere questa diversità.
Emerge una visione e un vissuto diverso rispetto alla sessualità, al desiderio e all’attrazione. Questa diversità, può portare a discriminazioni, medicalizzazioni e stigma in un mondo in cui la sessualità è spesso il centro gravitazionale.
La consapevolezza dell’esistenza di una comunità ACE in tutte le sue declinazioni diventa quindi estremamente importante nella valutazione clinica e sessuologica, soprattutto in fase della lettura della domanda.
L’asessualità infatti è stata per lungo tempo associata o confusa con il disturbo ipoattivo del desiderio sessuale presente nelle versioni precedenti del DSM, ora Disturbo del desiderio e dell’eccitazione.
Comprendere le differenze tra queste due manifestazioni è necessario per evitare la medicalizzazione e patologizzazione di vissuti interni, nonché per poter offrire un supporto specifico alla persona sulla domanda che sta portando nella consultazione.
La sovrapposizione di “sintomi”, come la mancanza di attrazione e/o desiderio, può trarre in inganno e portare a formulare una diagnosi errata, perpetrando lo stigma già presente verso l’asessualità.
È possibile individuare alcuni criteri base per una distinzione tra le due manifestazioni:
Sicuramente nell’attuale contesto storico le persone hanno una grande mole di informazioni a disposizione per arrivare a autodefinirsi ma darlo per scontato sarebbe rimanere in un privilegio informativo. Non tutti hanno accesso a tutte le informazioni.
Può accadere di trovarsi di fronte a qualcuno che è confuso o potremmo sentire di dover indagare meglio il vissuto della persona sulla sessualità.
Come possiamo indagare questo vissuto senza cadere nella trappola dello stigma allosessuale?
Sarà importante inoltre distaccarsi dai concetti allosessuali di attrazione e desiderio sessuale, che nella comunità ACE possono essere percepiti diversamente: una persona asessuale può sperimentare attrazione in termini di bellezza fisica, riconoscendo la bellezza di un corpo o potrebbe sperimentarla solo per una o poche persone con cui vuole avere una relazione romantica. A guidarle verso la ricerca di una pratica sessuale può essere più il desiderio di intimità e vicinanza con l’altro invece di un desiderio sessuale dato dalla libido. Come può succedere anche per le persone allosessuali a volte.
Per accogliere ogni persona senza stigma e medicalizzazione sarà quindi necessario accogliere la complessità, cercando di non farsi guidare dalla nostra personale percezione di importanza della sessualità nelle relazioni.
BIBLIOGRAFIA
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Anelli F., Eris BookBlock (2023) Lo spettro dell’asessualità. Corpi, percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale.
Bradshaw J, Brown N, Kingstone A, Brotto L. (2021) Asexuality vs. sexual interest/arousal disorder: Examining group differences in initial attention to sexual stimuli
Brotto, L.A., Milani, S. (2022). Asexuality: When Sexual Attraction Is Lacking. In: VanderLaan, D.P., Wong, W.I. (eds) Gender and Sexuality Development. Focus on Sexuality Research. Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-030-84273-4_19
Chen A, Mondadori (2023) ACE. Cosa ci rivela l’asessualità sul desiderio, la società e il significato del sesso.
Hill JJ (2023) Beyond sex: A review of recent literature on axesuality. Current Opinion in Psychology
SITOGRAFIA
https://www.stateofmind.it/asessuale-asessualita
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352250X22002378?via%3Dihub
Dott.ssa Luana Gerola
Psicologa, Consulente Sessuale
Asessualità: oltre l’invisibile
Nella sigla LGBTQIA+ la lettera A è riferita alle persone asessuali, cioè coloro che non provano attrazione sessuale o la provano raramente. Secondo studi recenti, rientra in questa definizione una percentuale tra l’1 e il 6% della popolazione mondiale.
La sessualità sembra essere una parte imprescindibile della vita umana e rappresenta una dimensione complessa che coinvolge variabili biologiche, psicologiche, sociali e culturali.
Nella società contemporanea la sessualità assume una posizione centrale e di conseguenza, questo genera il rischio che le persone asessuali si possano sentire in difetto anche quando il rapporto con sé stessi non crea loro motivo di conflitto interiore. Nella comunità asessuale esistono numerose variabili soggettive nel modo di vivere bisogni e relazioni. Le persone asessuali possono innamorarsi, provare emozioni, coccolarsi e costruire legami anche con altre persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
L’attrazione che si manifesta può essere meramente di tipo romantico; viene cioè ricercata esclusivamente l’intimità emotiva all’interno di una relazione. Dai recenti studi di Anthony Bogaert si evince un’ulteriore distinzione; vi sono persone che si definiscono aromantiche, cioè che non provano attrazione romantica o la provano molto raramente e non sono alla ricerca di legami sentimentali.
Poiché siamo tutti diversi, molte persone asessuali non si identificano nella grande “etichetta” dell’asessualità e, per questo, si preferisce parlare di spettro dell’asessualità.
Possono esserci persone che si definiscono:
In diversi studi si è cercato di capire se l’asessualità potesse essere considerata un orientamento sessuale ma i risultati sono contrastanti e non vi è una risposta definitiva su come dare teoria al concetto. Non c’è una vera e propria classificazione scientifica, né un metodo scientifico che suggerisce “come riconoscere una persona asessuale” ma si può parlare di differenti caratteristiche soggettive, non facendo dell’asessualità una fonte di discriminazione.
Per molto tempo si è discusso se l’asessualità fosse da considerare un disturbo ma nel 2013, nell’ultimo manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali – il DSM-5 – sono state introdotte importanti novità riguardo alla classificazione dei disturbi sessuali.
In particolare il DSM-5 riconosce l’asessualità come una possibile condizione che non costituisce patologia. Questo è un grande passo avanti per la comunità asessuale, che finalmente ha ottenuto una legittimazione della propria identità e si è differenziata dai disturbi che interessano la sfera sessuale come il disordine ipoattivo del desiderio sessuale (HSDD).
Le definizioni sono dei contenitori che ci aiutano a chiarire le idee e rivendicare, per ciò a cui si riferiscono, una posizione nel mondo; ma poiché ogni essere umano è unico e irripetibile e la sessualità comprende un insieme di bisogni, desideri e di interessi diversi per ognuno, è opportuno iniziare a considerare la sexual fluidity, cioè la capacità di essere flessibili nell’identità sessuale.
L’asessualità rappresenta sicuramente una sfida importante rispetto alla concezione tradizionale del desiderio e della sessualità ed è fondamentale non patologizzare questa condizione.
Grazie alla diffusione dell’informazione e alla nascita di associazioni come l’Asexuality Visibility and Education Network (AVEN) – considerata la più grande e famosa comunità asessuale al mondo – si può sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la discussione sull’asessualità.
Allo stesso tempo, tutto ciò favorisce l’inclusione di persone che si autoidentificano come asessuali.
Saper riconoscere l’asessualità come parte della complessa varietà della condizione umana è un passo importante per la costruzione di una società sempre più empatica ed inclusiva, profondamente interessata alla persona, senza il tarlo di giudizi e pregiudizi.
BIBLIOGRAFIA:
SITOGRAFIA: