Elisa Frigo
Medica in formazione specialistica in Psichiatria
Depressione e Disfunzioni Sessuali
La Depressione Maggiore rappresenta la più comune malattia psichiatrica e la maggiore causa di anni vissuti in disabilità nel mondo 1. Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5 (DSM-5) definisce la Depressione Maggiore come un disturbo dell’umore caratterizzato da umore depresso, perdita di interesse per le attività della vita quotidiana, faticabilità, sensi di colpa, indecisione o scarsa capacità di concentrazione, alterazioni della psicomotricità e pensieri di morte, in possibile associazione con alterazioni dell’appetito e del sonno. Si stima che il 10-16% della popolazione generale abbia avuto un episodio depressivo, ma, nonostante l’alta prevalenza, la Depressione risulta essere sia sottodiagnosticata che sottotrattata 2,3.
L’esistenza di un rapporto tra Depressione e Disfunzioni Sessuali è nota, entrambe essendo un fattore di rischio per l’altro disturbo 4. Infatti, la Disfunzione Sessuale colpisce fino al 50-70% dei pazienti affetti da Depressione 5–8. La riduzione della libido risulta essere il problema più frequente, tuttavia, sono stati riportati anche difficoltà nell’arousal, causante secchezza vaginale e disfunzione erettile, e assenza o ritardo nell’orgasmo 8,9. La causa di quest’associazione non è al momento nota, tuttavia si pensa che la Depressione possa alterare il benessere sessuale riducendo la motivazione o la ricompensa derivante dalle attività piacevoli 10.
Le Disfunzioni Sessuali sono anche un comune effetto avverso degli antidepressivi, farmaci che possono esacerbare una preesistente disfunzione o indurne una 6,9,11. Gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) e gli Inibitori della Ricaptazione della Serotonina e della Noradrenalina (SNRI) rappresentano la prima linea di trattamento per la Depressione, ma sono anche i farmaci antidepressivi maggiormente implicati nello sviluppo di una Disfunzione Sessuale (fino al 30-60% dei pazienti trattati), aspetto che contribuisce in modo importante alla non aderenza e alla discontinuazione prematura della terapia 7,9,12–14. Le problematiche maggiormente riportate dai pazienti sono l’eiaculazione ritardata nell’uomo e l’anorgasmia nella donna, ma anche la riduzione della libido e il deficit erettile sono comuni 3. Sebbene nella maggior parte dei pazienti gli effetti avversi sessuali regrediscano con l’interruzione della terapia antidepressiva, in rari casi la funzione sessuale non ritorna al baseline e questa condizione prende il nome di Disfunzione Sessuale post-SSRI/SNRI, caratterizzata da intorpidimento genitale, assenza di piacere o orgasmi deboli, diminuzione della libido e disfunzione erettile 3,15,16. Le Disfunzioni Sessuali indotte da SSRI/SNRI sono spesso non adeguatamente indagate e trattate da parte dei professionisti della salute 5,15,17
Esiste un filone di ricerca che si concentra sugli SSRI/SNRI come terapia per le Disfunzioni Sessuali, in particolare per l’eiaculazione precoce. Alcuni studi hanno riportato una maggiore soddisfazione sessuale e un’aumentata latenza di eiaculazione con alcuni farmaci, in particolare con citalopram, fluoxetina, paroxetina, sertalina e duloxetina 18. Tuttavia, le evidenze sono al momento scarse e ulteriori ricerche sono necessarie per confermare l’efficacia di tale terapia 18.
Sia la Depressione che le Disfunzioni Sessuali possono avere influenze significative sulla qualità di vita, sulle relazioni amorose e familiari e sulla stima di sé 19,20. La relazione tra le due condizioni risulta complessa e non ancora del tutto compresa, tuttavia trattare una spesso porta a un miglioramento anche dell’altra 8. Vista l’intima e personale natura delle Disfunzioni Sessuali, spesso i pazienti possono sentirsi inibiti e scoraggiati dal parlarne, perciò è necessario che i professionisti della salute indaghino attivamente la presenza di tali disturbi attraverso un’anamnesi accurata 21,22. Inoltre, un’anamnesi dettagliata è anche finalizzata a comprendere se la Disfunzione Sessuale è preesistente o successiva alla diagnosi di Depressione e all’inizio della terapia antidepressiva, in quanto il trattamento di una disfunzione cronica sarà diverso da quello di una di recente acquisizione 10. Le strategie utili per gestire questi effetti collaterali possono essere di vario tipo: (a) farmacologiche, come la riduzione del dosaggio del SSRI o la sostituzione con un farmaco a basso rischio di causare Disfunzioni Sessuali, come bupropione e mirtazapina; (b) comportamentali, come la psicoterapia, il programmare l’attività sessuale, l’utilizzo di vibratori; o (c) complementari, come l’agopuntura 4,6,11,14,23,24.
È necessaria una stretta collaborazione tra professionisti della salute di varie discipline nella valutazione e nel trattamento delle Disfunzioni Sessuali nell’ambito della Depressione, poiché né l’approccio medico né l’approccio psicoterapeutico né l’approccio educativo possono essere da soli sufficienti alla gestione del problema. Il Sessuologo Clinico dovrebbe valutare la situazione nella sua complessità, tenendo in considerazione gli aspetti bio-psico-sociali non solo del paziente, ma anche del partner e della coppia.
Bibliografia:
Lia Feliciello
Disfunzioni sessuali femminili nelle pazienti cancer survivors
Le disfunzioni sessuali sono uno degli effetti collaterali più comuni ed emotivamente invalidanti del trattamento chirurgico e farmacologico dei tumori femminili. Esse vanno ad interagire negativamente con la funzione sessuale, il desiderio, l’eccitazione e l’orgasmo e compromettono in questo modo l’immagine corporea, l’autostima e la soddisfazione sessuale della paziente, provocando disagio psicologico ed una importante diminuzione della qualità della vita. Nonostante la prevalenza di disfunzioni sessuali legate alla terapia antitumorale, la maggior parte delle donne sopravvissute al cancro non sempre riceve l’adeguato counselling, il supporto o il trattamento necessario per queste condizioni. La riabilitazione dovrebbe comprendere sia gli aspetti fisici che quelli psicosociali della funzione che è stata interrotta al fine di massimizzare il potenziale di recupero sessuale sia a breve che a lungo termine.
Le disfunzioni sessuali in tali pazienti possono essere influenzate da:
1) endocrinologici, come la menopausa iatrogena indotta dalla terapia-ormonale post chirurgia nel k mammella o dalla chemioterapia stessa che porta all’insufficienza ovarica. L’improvviso calo di estrogeni che ne consegue porta ad una riduzione del trofismo che normalmente questi ormoni hanno sui tessuti del pavimento pelvico determinando secchezza vaginale ed atrofia vulvo-vaginale con conseguente dispareunia. Poiché la terapia ormonale può avere una durata che va dai 5 ai 10 anni, è importante riconoscere che gli effetti collaterali sulla sessualità sono uno dei motivi più comuni per l’interruzione precoce del trattamento. Questo modello è osservato soprattutto nelle donne trattate con inibitori dell’aromatasi e meno comunemente in quelle trattate con tamoxifene.
2) neuropatici: la neuropatia periferica è un effetto collaterale comune di alcuni agenti chemioterapici, come cisplatino, etoposide, taxani e alcaloidi della vinca. I nervi perineali possono essere colpiti, causando intorpidimento, formicolio o dolore neuropatico.
3) cambiamenti anatomici secondari alla chirurgia, in particolare agli interventi di:
· Mastectomia: alterare l’anatomia del seno e del capezzolo può modificarne la sensibilità ed anche se la maggior parte delle procedure risparmiano la pelle e i capezzoli, non ne preservano però la sensibilità e poiché la sua stimolazione spesso ha un ruolo centrale nell’eccitazione sessuale, la perdita totale di tale sensibilità ha un impatto negativo sulla funzione sessuale.
· Isterectomia: da sola non è stata associata a cambiamenti nella funzione sessuale, mentre la colpoisterectomia (rimozione contestuale anche del collo dell’utero) che prevede la ricostruzione della cupola vaginale, nelle prime fasi post intervento, può determinare dispareunia e difficoltà nel rapporto penetrativo. Nelle pazienti con cancro cervicale, nelle quali spesso la colpoisterectomia si accompagna alla radioterapia quest’ultima può portare a cambiamenti non solo della lunghezza, ma anche del calibro della vagina in alcuni casi a vere e proprie stenosi, nonché a una diminuzione della sua lubrificazione ed elasticità.
· Annessiectomia: nelle donne in premenopausa porta a una menopausa prematura e spesso più sintomatica di quella spontanea, si presenta con vampate notturne, distrofia vulvo-vaginale con dispareunia, calo del desiderio e anorgasmia.
· Vulvectomia: se semplice, la chirurgia è mirata a mantenere l’immagine corporea e preservare la funzione sessuale, tuttavia in quella radicale, gli estesi cambiamenti anatomici del perineo possono interferire con la risposta sessuale e provocare significative disfunzioni sessuali
· Cistectomia: può provocare lesioni neurali e/o cambiamenti nell’anatomia pelvica che alterano la lubrificazione e riducono la capacità vaginale.
· Interventi di resezione intestinale: la chirurgia per il trattamento del cancro del colon-retto può portare a cambiamenti sia neurali che anatomici che provocano secchezza vaginale e dispareunia. Le donne sopravvissute al cancro con stomie chirurgiche permanenti affrontano anche una serie di sfide che influenzano la funzione sessuale e l’immagine corporea (il 50% delle pazienti smette di avere rapporti sessuali).
Queste mutilazioni corporee (rimozione di organi, caduta dei capelli, menopausa precoce) generano sull’immagine corporea e sulla sua integrità un effetto negativo, doloroso.
Un corpo che tradisce, contro il quale si lotta, un corpo di cui non ti fidi, un corpo che cambia e non sarà mai più lo stesso è un corpo ferito, che tornerà ad aprirsi al piacere con delicatezza, pazienza e l’aiuto di professionisti specializzati.
BIBLIOGRAFIA