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Sessualità e disabilità all’interno di un gruppo appartamento: un caso

Giulia Zuffi

Psicologa Clinica

Sessualità e disabilità all’interno di un gruppo appartamento: un caso

B. e R. vivono nello stesso gruppo appartamento, entrambi portatori di disabilità fisica e psichica. Hanno circa 50 anni ed erano sessualmente attivi prima di entrare in struttura.

I due si conoscono dopo i rispettivi inserimenti; in quel momento R. è impegnata in una relazione con un altro uomo. Quando lei rimane single, B. cerca di avvicinarsi, dimostrando interesse ad una relazione. In precedenza i due avevano già avuto un rapporto sessuale occasionale (in una delle pause della precedente relazione di R.), che viene definito “animalesco” da entrambi. Nel momento in cui R. rimane definitivamente single, B. tenta un altro approccio e, avvenendo questo in un gruppo appartamento, è stato necessario porsi qualche domanda: come gestire una relazione affettiva e sessuale con caratteristiche riportate come “animalesche” in un gruppo appartamento? Come reagiranno gli altri utenti? Di seguito verrà riportata la metodologia seguita.

L’inizio di quella che ha tutte le caratteristiche di una consulenza sessuologica con R. può essere fatta coincidere con il suo ingresso in struttura: le problematiche legate alla sua precedente relazione impongono un intervento da parte dell’allora coordinatrice di servizio, poiché la dipendenza da alcool, che da sempre caratterizza R. e che si era attenuata con l’ingresso in struttura, comincia a riacutizzarsi. Questo primo intervento sottolinea l’assenza della dimensione semantica della sessualità di R. in quel momento (Russo, 2021) e contemporaneamente la porta alla consapevolezza della tossicità di tale relazione, tanto che R. decide di chiuderla in maniera totalmente autonoma.

Ecco che ora entra in gioco B.: avendo saputo che lei è tornata single, tenta un approccio, a cui lei risponde positivamente. Emerge qui la necessità di considerare la dimensione sociale della sessualità: come gestire la relazione in struttura?

L’intervento ora viene portato avanti a più livelli (durerà qualche mese):

A questo punto B. e R. cominciano a vivere la loro relazione con maggiore consapevolezza e complicità, tanto che oggi li si può sentire chiamarsi “amore” da una parte all’altra del corridoio, o cercarsi l’un l’altra per potersi sostenere nei momenti di difficoltà. Ma cosa, di tutto questo intervento, è stato così efficace? Un ruolo principe è stato svolto dalla relazione di alleanza creatasi tra i due utenti e la coordinatrice, che ha permesso a loro di aprirsi e a lei di potersi mettere in ascolto attivo per soddisfare realmente le loro esigenze. Successivamente gli interventi svolti singolarmente hanno permesso a B. e R. di andare oltre la sola dimensione riproduttiva/erotica della sessualità, scoprendone anche una semantica, sociale, ludica e narrativa (Rifelli, 2007; Russo, 2021; Rocchi, Frigieri, 2024), all’interno di un contesto protetto, come il setting cooperativo presente al momento degli interventi. Ultimo, ma non per importanza, i due attori della storia sono riusciti a costruire e consolidare una vera e propria relazione affettiva stabile, differentemente dalle precedenti esperienza di entrambi, visibile nel miglioramento della loro qualità vita, testimoniato anche dalle rispettive famiglie.

BIBLIOGRAFIA

Capodieci S., Sanzovo S. (2018). “Psicosessuologia, il Manuale del consulente sessuale”. Libreria Universitaria.

Rifelli G. (2007). “Psicologia e Psicopatologia della sessualità”. Roma, Scione Editore.

Rocchi S., Frigieri M. (2024). L’entropia in cui si incontrano sessualità e disabilità”. Roma, Scione Editore.

Russo F. (2021). “Manuale di Sessuologia: un approccio multidisciplinare alla sessualità”. Torino, Ed. Celid.

“Vengo anch’io…no, tu no!” Sessualità & Disabilità

Alessandra Somma

Assistente Sociale

“Vengo anch’io…no, tu no!” Sessualità & Disabilità

“Vengo anch’io! … no, tu no… ma perché? Perché no…” recita una canzone di Jannacci e con questo gioco di parole allusive ho voluto iniziare la mia riflessione sulla sessualità e il diritto di viverla anche da parte delle persone “disabili” forse considerate erroneamente “asessuate”, dando per scontato che siano prive di desiderio e/o non idonee a vivere e sperimentare la sessualità, non adeguate ad avere una relazione e questo è spesso fonte di discriminazione che può portare ad un vissuto di malessere.

Perché gli esseri umani fanno sesso? amore? desiderio? necessità fisica? procreazione? i motivi più dichiarati forse sono il piacere, l’attrazione, il desiderio di sentirsi amati e desiderati, l’amore, ma in realtà tutto si inserisce in un quadro molto più complesso; la sessualità non si può limitare al desiderio di stare con l’altro o ad una necessità biologica.

Per anni, e per molte persone forse è ancora così, si è pensato che le ragioni del sesso fossero unicamente legate alla riproduzione e al piacere. In realtà, le motivazioni che spingono ad avere un’interazione sessuale sono sempre più complesse e variegate, perché si è compreso che la sessualità è una questione relazionale, sociale, emotiva, …altro è fare sesso.

La sessualità̀ è un aspetto centrale dell’essere umano e comprende il sesso, le identità̀ e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità̀ e la riproduzione.

I motivi quindi che spingono l’essere umano a vivere la sessualità non si possono esaurire in qualche riga perché sono infiniti proprio perché dipendono dalla persona, dalla sua storia, dalla cultura, dall’educazione, dalla situazione contestuale e dai sentimenti provati.

Oggi sappiamo che la sessualità, in quanto bisogno innato dell’essere umano, è un diritto, l’OMS riconosce all’interno dei diritti umani fondamentali anche i diritti sessuali (Glossario su Genere e salute Riproduttiva dell’OMS 2002).

Ogni individuo ha il diritto al miglior livello raggiungibile di salute e di benessere e il piacere sessuale, compreso l’autoerotismo, è una fonte di benessere fisico, psicologico, intellettuale e spirituale. (WAS  2014).

Ad oggi sono stati fatti passi avanti in materia, vi è una maggiore conoscenza ma occorrono progetti che possano aiutare le persone con disabilità psico-fisiche nella sperimentazione dell’affettività e della sessualità, abbattendo stereotipi e rendendo concreto un diritto di tutti. Credo sia molto importante investire su percorsi di formazione/ educazione all’affettività e alla sessualità, per e con gli operatori che lavorano con le persone con disabilità e soprattutto per e con i familiari/caregiver.

Pur essendoci grosse differenze tra disabilità fisiche e psichiche/intellettive, occorre uscire dall’ottica della disabilità come impossibilità, come una inabilità, e vederla come una diversa abilità che va aiutata a raggiungere l’obiettivo; troppe persone presumono che lo stato di “disabile” precluda l’accesso al piacere o la capacità fisica di fare del sesso…pregiudizi, leggende, credenze metropolitane…la sessualità non è una “categoria a parte” ma contribuisce alla formazione globale di ciascuno di noi, è parte della vita di ogni persona, disabile o no.

La sessualità è relazione, scambio capace di far conoscere e conoscersi; è l’incontro con sé stessi che si realizza attraverso l’altro e gli altri; è parte integrante dell’individuo, della persona…la persona è un essere sessuato e quindi anche il disabile!

La persona disabile desidera nello stesso modo di chiunque altro e il sesso è un diritto di chi lo desidera, non un lusso concesso solo a qualcuno, occorre abbattere non solo le barriere fisiche ma anche quelle mentali e socioculturali e riportare il sesso al suo stato originale: un qualcosa di estremamente naturale e dare la possibilità a tutti di scegliere, senza giudicare ma al contrario avendo sempre uno sguardo amorevole, guardando sempre quello che c’è e non quello che manca…

Il binomio sessualità-disabilità è ancora oggi per molti un tabù: non se ne parla, si predilige il silenzio ma tuttavia, non manca chi al contrario riconosce l’importanza dell’appagamento del bisogno seppur con modalità alternative quali l’ O.E.A.S. (Operatore all’Emotività, all’Affettività, alla Sessualità) per le situazioni in cui la gravità della disabilità è tale da rendere difficile se non impossibile alla persona disabile creare relazioni affettive e sessuali…ma questa è tutta un’altra storia…

BIBLIOGRAFIA