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Si può fare!! Lo sguardo della società tra il concesso e il tabù

Elisa Gasperoni

Psicologa, psicoterapeuta

Si può fare!! Lo sguardo della società tra il concesso e il tabù

Nella stesura di questo articolo faccio riferimento al contesto socioculturale attuale che conosco e in cui scrivo, che è quello occidentale dei primi decenni del XXI sec.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un grande cambiamento per quanto riguarda le condotte sessuali rispetto a ciò che è socialmente accettato e considerato accettabile. Il “permesso” sta assumendo una forma molto più ampia e variegata rispetto al passato.


Questo viaggio parte dall’assunto che la sessualità umana è soggettiva e culturalmente mediata. Anche le perversioni, o nella loro ridefinizione più recente parafilie, sono determinate dal clima culturale storicamente dato (Rifelli, 2007).


La nostra società è caratterizzata da una profonda libertà dove l’individuo si pone nel suo contesto come protagonista, e dove si trova enfatizzato e premiato nel suo individualismo e protagonismo. Non è possibile tracciare un confine netto e invalicabile tra ciò che viene stigmatizzato ed emarginato e ciò che può essere sperimentato e accettato; per quanto riguarda le fantasie e i comportamenti sessuali ci troviamo sempre più davanti ad un continuum su un’asse tabù/accettabilità sociale.
Un esempio importante di questa continuità la possiamo osservare considerando la classificazione di Perversione, la cui definizione è mutata fino a perdere oggi la connotazione dispregiativa e stigmatizzante che la caratterizzava fino a pochi decenni fa. Questo ha avuto un’importante ricaduta nella clinica e nei tipi di intervento legati a questo tema.


Il cambio di paradigma dettato dal cambiamento socioculturale è evidente nel DSM, il manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali. Fino all’edizione IV-TR era presente un capitolo denominato “Parafilie” inserito all’interno della sezione “Disturbi Sessuali e dell’Identità di genere”. Le Parafilie venivano quindi classificate come disturbo, una condizione che doveva essere eliminata, “curata”, per ottenere uno stato di benessere. Il DSM V invece fa una distinzione tra disturbo parafilico e parafilie, che non sono quindi classificate come disturbo.


Le Parafilie possono essere definite come un intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti (DSM-V). La Parafilia rappresenta spesso uno spazio sicuro per la persona, ha una funzione rassicurante ansiolitica, assume un carattere patologico quando il comportamento e la fantasia connessa assumono un carattere esclusivo e pervasivo, nella situazione in cui viene arrecato un danno a sé o all’altro, e quando il piacere si confonde con il dolore. In queste situazioni la messa in atto del comportamento parafilico causa spesso insoddisfazione, tristezza e un sentito di inadeguatezza.


In questa nuova accezione quando il clinico si trova davanti una persona che porta una parafilia molte volte il lavoro non sarà volto a eliminare il comportamento ma piuttosto si potrà lavorare sulla consapevolezza affinché il comportamento sessuale possa diventare una parte integrante di una dimensione trasgressiva. Un altro aspetto su cui si potrà focalizzare il clinico è la gestione dell’aspetto relazionale quando è previsto l’altro nel comportamento parafilico; sarà importante soffermarsi sul significato che assume la parafilia nella coppia.


Nel continuum tabù/accettabilità sociale, possiamo inserire ad un estremo quello che nell’ambito giuridico si definisce sex offender, cioè chi commette reati a sfondo sessuale. Si tratta di una categoria comportamentale e non clinica. I sex offender possono avere disturbi parafilici, ma non tutti coloro che soffrono di disturbo parafilico mettono in atto comportamenti criminali.
Nello stesso continuum si può collocare la sessualità Kinky che include pratiche sessuali non convenzionali e non tradizionali. Alla base di questa esperienza ci sono la sicurezza, il consenso esplicito, il rispetto e la comunicazione dei limiti. Questa tipologia di sessualità è piuttosto diffusa nella nostra società attuale dove trova diversi simpatizzanti e praticanti.


Nella mia pratica clinica con adolescenti e giovani adulti la consapevolezza che le fantasie e i comportamenti sessuali si possano collocare lungo un continuum di accettabilità dettato dal contesto socioculturale mi ha permesso di avere maggiore consapevolezza rispetto quelli che sono i miei tabù per non lasciarmi confondere e per avere uno sguardo aperto e non giudicante rispetto ai ragazzi e alle loro esperienze. Lavorare con i ragazzi aiutandoli a comprendere che le fantasie sono molto diffuse e non patologiche ha spesso un effetto rassicurante e normalizzante, e permette di aprire una riflessione su concetti come il rispetto di sé e dell’altro verso un’accettazione sana della propria sessualità.

Bibliografia:
Accattato G., Fantasie sessuali: cosa sono e a cosa servono, Santagostino PSICHE (2025)
American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali IV- TR, Elsevier (1997)
American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali 5, Raffaello Cortina Editore (2017)
Cappelluccio R., Fantasie sessuali: tra stigma e libera espressione, Istituto A. T. BECK (2021)
Casteman M., BDSM is increasingly mainstream, and it boosts intimacy, Psychology Today (2023)
Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (ISP), Perché le fantasie sessuali fanno bene (anche se ti fanno paura) (2025)
Quattrini F., Parafilie e devianza , Giunti Psychometrics (2015)
Rifelli G., Psicologia e Psicopatologia della sessualità, Scione Editore Roma (2007)
Stefanelli M., KINK: Quando il sesso non è convenzionale, Istituto A. T. BECK (2021)

La Devianza “Contraffatta”

Teresa Isabel Romero Velasquez

Laurea Magistrale in Psicosessuologia Clinica

La Devianza “Contraffatta”

Le persone con disabilità intellettiva (DI) e/o autismo (DSA) che presentano comportamenti sessualmente problematici hanno gli stessi diritti di coloro senza una disabilità neurologica o cognitiva. Possono avere bisogni spesso più complessi, con maggiore necessità di supporto ed essere maggiormente a rischio sia di subire abusi che di commettere reati a sfondo sessuale. Quando questi comportamenti sessuali problematici incontrano il sistema giudiziario, avvocati, psicologi, e giudici coinvolti nei casi spesso valutano e condannano senza un’approfondita comprensione della DI o condizione autistica dell’accusato, o di come questa sia correlata alla condotta, o le probabilità di futuri reati.

E’ importante evidenziare che diversi fattori di rischio trovati nella letteratura scientifica sui sex offenders, sembrano di pari rilevanza anche per gli offenders con DI o DSA. Tali fattori potrebbero cadere negli ambiti dell’ interesse sessuale, distorsioni cognitive, funzionamento socio-affettivo e capacità auto regolativa. Ci sono evidenze di autori di reati a sfondo sessuale con DI che nonostante la loro disabilità, dimostrano eccellenti capacità sociali, comprensione delle tematiche sessuali e sono capaci di pianificare il loro comportamento offensivo con grande premeditazione.

Esistono anche tanti casi in cui non è possibile identificare impulsi parafilici dietro il comportamento del perpetratore con DI o DSA, oppure si dimostrano mancanti le capacità e intenzioni predatorie, criminali e manipolative. Questi reati potrebbero essere il risultato  di diversi fattori, come la scarsa conoscenza in ambito sessuale, alta ingenuità socio-sessuale e limitate opportunità per stabilire rapporti sessuali, piuttosto che una preferenza o inclinazione verso una sessualita inappropriata o fantasie parafiliche. Gli interventi in questi casi dovrebbero concentrarsi su questioni educative e sviluppo psicosessuale piuttosto che tararsi su una sessualità predatoria o criminale.

Rimane importante sottolineare  che non ci sono evidenze che indicano come una DI possa aumentare il rischio di commettere reati. Non ci sono studi che dimostrano che individui con DSA commettano più frequentemente abusi sessuali violenti, come aggressioni o stupri. Nonostante ciò, alcune ricerche hanno trovato rilevanti fattori di vulnerabilità innata che aumentano il rischio dei DSA di finire sotto accusa, come deficit nella teoria della mente e ingenuità sociale. Esempi di comportamenti sessuali problematici legati a questi fattori che potrebbero facilmente risultare in situazioni legalmente compromettenti sono: toccare/ baciare uno sconosciuto, denudarsi in pubblico o perseguire insistentemente (stalking) un interesse romantico.

Per individui con DI e/o DSA, la condotta sessuale scorretta può derivare da una mancanza strutturale di privacy, da una scelta inappropriata del partner, da un corteggiamento inappropriato, da una mancanza di conoscenze sessuali, sociali o di formazione morale, da una storia di apprendimento disadattivo, o da effetti medici o farmacologici. Per tali casi, è stata introdotta nel 1991 da Hingsburger, Griffiths e Quinsey la teoria della “devianza contraffatta”, al fine di valutare la natura di un reato sessuale commesso da una persona con disabilità intellettiva e differenziarlo clinicamente da un comportamento parafilico. Nel Manuale Diagnostico della Disabilità Intellettiva, pubblicato anch’esso dall’American Psychiatric Association (come il DSM-IV), in collaborazione con la National Association for the Dually Diagnosed, la devianza contraffatta è una diagnosi differenziale per la parafilia.

Mentre l’autismo non è classificato come una DI a causa della frequente presenza di un’intelligenza da media ad alta, esiste una sovrapposizione significativa tra casi di DI e DSA, in particolare rispetto ai deficit simili nelle funzioni adattive e nelle capacità di socializzazione (non escludendo la possibile comorbidità di DSA e DI). Questa sovrapposizione rende il concetto di ‘devianza contraffatta’ applicabile sia alla DI che ai DSA, poiché il QI non ha alcuna reale incidenza su varie difficoltà di adattamento sociale.

Nella teorizzazione iniziale relativa ai comportamenti sessuali inappropriati di individui con disabilità intellettiva, mascherati da parafilia, senza però le specifiche pulsioni sottostanti, sono state avanzate undici ipotesi volte a comprendere tanto l’individuo quanto il sistema in cui questo vive. Molte di queste ipotesi possono essere facilmente applicate anche ai DSA, ma è particolarmente rilevante sia per DI che per DSA l’ipotesi del vuoto morale. Questa prende in considerazione i valori diffusi nella società in materia di sessualità, e le esperienze di molte persone con disabilità intellettive e come potrebbero non aver acquisito dei riferimenti in base ai quali giudicare il proprio comportamento o quello degli altri. A volte le persone con disabilità intellettive, pur non essendo del tutto inconsapevoli riguardo al fatto che il loro comportamento sia inappropriato, non hanno interiorizzato quanto esso sia contrario alle convenzioni della società. Alcuni non hanno imparato né l’apprezzamento per l’autocontrollo riguardo al loro comportamento sessuale, né l’importanza di sviluppare relazioni appropriate in linea con i costumi sociali, indicando chiaramente la necessità di valutare la comprensione che l’individuo ha delle leggi e delle regole sociali.

L’introduzione della teoria della devianza contraffatta non è e non ha mai voluto essere un tentativo di spiegare tutti i comportamenti sessualmente offensivi delle persone con disabilità intellettive, o di asserire che le parafilie/comportamenti parafilici non possono verificarsi in popolazioni con disabilità intellettive o autismo, come chiarito dagli stessi autori del concetto in un articolo di rivisitazione del 2013. Tuttavia, non esiste alcuna variabile che possa rendere conto in toto di un comportamento sessuale inappropriato o offensivo. Una valutazione e una comprensione approfondita della gamma di eziologie e motivazioni primarie alla base dei comportamenti sessuali inappropriati commessi da persone con disabilità intellettive o autismo possono favorire lo sviluppo di metodi di prevenzione e trattamenti efficaci, mettendo in evidenza la necessità di un modello bio-psico-sociale per le persone con disabilità intellettive o autismo che commettono reati sessuali.

Bibliografia:

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Griffiths D, Hingsburger D, Hoath J, Ioannou S. ‘Counterfeit deviance’ revisited. J Appl Res Intellect Disabil. (2013) Sep;26(5):471-80. doi: 10.1111/jar.12034. PMID: 23925969.

Hingsburger, D., Griffiths, D., & Quinsey, V. (1991). Detecting counterfeit deviance: Differentiating sexual deviance from sexual inappropriateness. The Habilitative Mental Healthcare Newsletter, 10(9), 51-54.

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Loftin, R., Westphal, A., & Woodbury-Smith, M. (2021). Handbook of autism spectrum disorder and the law. F. R. Volkmar (Ed.). Springer International Publishing AG.

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Mouridsen, S. E., Rich, B., Isager, T., & Nedergaard, N. J. (2008). Pervasive developmental disorders and criminal behaviour: A case control study. International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 52(2), 196-205.

Sevlever, M., Roth, M. E., & Gillis, J. M. (2013). Sexual abuse and offending in autism spectrum disorders. Sexuality and Disability, 31, 189-200.