Giulia Cincotta
Medico specialista in ginecologia e ostetricia
La sessualità dopo i tumori della sfera ginecologica: impatto, vissuti e bisogni di cura
La sessualità e l’affettività sono fenomeni complessi, influenzati da fattori biologici, psicologici e sociali. L’impatto del cancro e dei suoi trattamenti sulla funzione sessuale è ampiamente riconosciuto (1,2) e può variare in base al tipo di tumore e alle terapie adottate. Una revisione sistematica ha evidenziato che fino al 66% delle donne con diagnosi oncologica riferisce una disfunzione sessuale, con percentuali particolarmente elevate nei tumori della mammella e ginecologici (3). Va inoltre sottolineato che la maggior parte dei dati disponibili riguarda popolazioni cisgender ed eterosessuali, mentre le persone LGBTQIA+ risultano sottorappresentate per la mancanza di una raccolta sistematica di informazioni su orientamento sessuale e identità di genere nei registri oncologici.
I progressi diagnostici e terapeutici hanno migliorato la sopravvivenza nelle neoplasie ginecologiche; tuttavia, la qualità della vita sessuale delle survivors rimane spesso compromessa. Infatti, oltre il 50% delle donne riferisce cambiamenti significativi della sfera sessuale dopo le cure oncologiche, tra cui dispareunia, secchezza vaginale, riduzione del desiderio e insoddisfazione sessuale (4,5).
Nonostante l’impatto sulla qualità di vita, il tema della sessualità è ancora poco affrontato nel dialogo clinico tra paziente e medico, in tutte le fasi del percorso oncologico. Sappiamo invece che una comunicazione aperta può favorire consapevolezza e gestione precoce delle difficoltà (6). Inoltre, evidenze recenti suggeriscono che il mantenimento dell’attività sessuale durante la chemioterapia adiuvante sia associato a migliori esiti funzionali nei mesi successivi (6).
Nei tumori ginecologici, le caratteristiche cliniche e terapeutiche, pur differenti per sede, condividono un potenziale impatto significativo sulla funzione sessuale. Nel tumore della cervice uterina, chirurgia, radioterapia e chemioterapia possono determinare alterazioni anatomiche e neuro-vascolari, con dolore ai rapporti; la radioterapia pelvica è frequentemente correlata a secchezza e stenosi vaginale (4,5). Nel tumore ovarico, spesso diagnosticato in fase avanzata, chirurgia e terapie sistemiche possono indurre menopausa precoce e alterazioni ormonali, con ripercussioni su lubrificazione e libido (6). Il trattamento del tumore dell’endometrio che nella maggior parte dei casi è l’isterectomia con annessiectomia e talvolta radioterapia, può comportare menopausa precoce con cambiamenti ormonali che incidono sul benessere sessuale oltre che i già citati effetti della radioterapia. I tumori di vulva e vagina, seppur meno frequenti, possono determinare dolore persistente, alterazioni anatomiche e disagio psicologico legato all’immagine corporea (4).
Il tipo di tumore e il trattamento influenzano la funzione sessuale attraverso meccanismi ormonali, alterazioni anatomiche ma anche attraverso meccanismi psicologici come ansia, depressione o disforia. Tra i disturbi più comuni si riscontrano dispareunia, secchezza, vaginismo, calo del desiderio e difficoltà di eccitazione o di orgasmo. Trattamenti combinati risultano spesso associati a esiti peggiori rispetto alle terapie singole e fino al 70% delle survivors riporta almeno una disfunzione entro un anno dal trattamento (8).
Nel complesso, la letteratura evidenzia come un approccio multidisciplinare e continuativo nel tempo, che coinvolga oncologi, ginecologi, sessuologi e fisioterapisti, sia essenziale per affrontare la complessità del disagio sessuale nelle cancer survivors e promuovere un recupero globale del benessere.(8)
Il supporto sessuologico è fondamentale per migliorare la qualità di vita delle donne dopo un tumore ginecologico, poiché permette di intervenire in modo integrato sugli aspetti fisici ed emotivi della sessualità. Una comunicazione chiara tra équipe sanitaria e paziente e l’uso di strumenti di valutazione favoriscono l’identificazione precoce delle difficoltà.
Gli interventi fisici, come la riabilitazione del pavimento pelvico e l’uso di lubrificanti o terapie locali, possono ridurre dolore e secchezza vaginale migliorando il comfort sessuale. In casi selezionati possono essere considerate terapie locali estrogeniche, oppure interventi di laser terapia che sono oggetto di crescente interesse per il potenziale beneficio sull’elasticità e sul trofismo dei tessuti vulvo-vaginali.
Accanto a questi, il supporto psicologico risulta fondamentale per affrontare ansia, alterazioni dell’immagine corporea e difficoltà relazionali. Percorsi individuali o di coppia si sono dimostrati utili nel favorire una rielaborazione positiva dell’esperienza e nel migliorare la soddisfazione sessuale. (9)
Ignorare la sessualità nel percorso oncologico significa lasciare incompleta la cura: la guarigione non riguarda solo la sopravvivenza ma la possibilità di tornare a vivere pienamente il proprio corpo e le proprie relazioni.
Bibliografia
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