Francesca Belloni
“La parola Amore mi gira intorno” Mariangela Gualtieri, Quando non morivo
Nella società della prestazione non ci sono “più soggetti di obbedienza, ma soggetti di prestazione. […Il cui] verbo modale positivo è il poter fare illimitato” (Han 2020, pp. 23-24). L’eccesso si diffonde nel fare e nell’essere, tutto è positivo e il negativo viene cancellato.
L’Altro atopico, il negativo per eccellenza, scompare, viene estirpato nella sua alterità, a favore di una scelta dell’uguale (Han 2019, p. 35). L’accesso ai corpi sessuali è immediato, esposto: è caduto il velo dei tabù e questo non ha favorito “il desiderio, ma unicamente l’accesso a un godimento tendenzialmente anonimo e compulsivo.” (Recalcati 2021, p.16). Esiste, se mai è esistito, il rapporto sessuale? (Cfr. Recalcati 2021 e Nancy 2002)
Nell’inferno dell’Uguale “non c’è […] alcuna esperienza erotica.” Perché questa presuppone che l’Altro sia fuori da me, atopico appunto, come lo definisce Barthes, senza luogo (Han 2019, p. 18). Ma il soggetto sovraesposto, senza limiti e confini, si confonde con l’Altro, il mondo gli “appare soltanto come adombramenti del suo stesso sé” (Han 2019, p. 19). Ci vuole un dis-astro, una “irruzione dell’esterno, del totalmente Altro, che si realizza come un’espropriazione”. Un’escrizione (Crf. Nancy , 2004a). E questa irruzione non ha già luogo nei corpi che siamo? Corpi che pesano, che precipitano. Come scrive Jean-Luc Nancy, un “corpo inevitabilmente disastroso: eclissi e caduta fredda dei corpi celesti.” (Nancy 2004a, p. 10)
Corpi intesi come spazi aperti, spaziature. Corpi come aperture, confinanti e prossimi, corpi che sono il confine di un tocco, che sono aperture al tocco. Differenziazione e margine di una separazione su cui sostare. E l’amore è proprio “il tocco all’aperto” (Nancy 2004a, p. 26).
Corpi disastrosi, il cui rapporto non si può raccontare (Nancy 2002, p. 21), non è una cosa che c’è, ma una cosa che ha luogo. Luoghi distinti, tempi differenti, “intervallo vuoto tra i corpi, e possibilità dell’emissione e della ricezione di un dire” (Nancy 2002, p. 23). È un rinvio infinito dall’uno all’altro, non termina, è “una distinzione di corpi. […] la distinzione stessa. O più esattamente il distinguersi nel quale il distinto ha la sua proprietà, e ce l’ha solo in rapporto ad altri distinti. Rapportandosi il distinto si distingue: si apre e si chiude al tempo stesso. Rinvia all’altro e si separa.” (Nancy 2002, p. 24).
Dire che un rapporto non c’è, significa “enunciare la proprietà stessa del rapporto: per essere, deve non essere una cosa terza tra i due. Deve al contrario aprire il tra come tale: deve aprire il tra-due attraverso il quale c’è due. Ma il tra-due non è nessuno dei due: è il vuoto – o lo spazio, o il tempo […], o il senso – che rapporta senza raccogliere o che raccoglie senza unire, o che unisce senza compiere, o che compie senza portare alla fine.” (Nancy 2002, p. 25).
Corpi eterogenei e incommensurabili che godono dell’altro e nell’altro senza prendersi mai: l’eteros di ogni rapporto. Un tra-due (Cfr. Badiou 2022) in un’eco infinita di rimandi. Quel trattino, quello spazio, è il cammino sulla distanza, è la “destinarrance, la possibilità per un gesto di non arrivare a destinazione, la condizione del desiderio che altrimenti morrebbe anticipatamente.” (Cfr. Derrida 2004, p. 67). Un camminare sulla distanza del tra che mentre si tende, si sottrae. I corpi risuonano nel rimbalzo, nella continua erranza e ricerca di senso sul limite delle nostre prossimità. (Cfr. Nancy 2004b). Qui accade l’esperienza erotica: sui bordi. Bordo della pelle, bordo di senso con precipizi: verso l’altro e verso di sé, ha luogo e attende (Cfr. Recalcati 2023a). Corpi spaziati, aperti al tocco, che stanno nello sconfinamento, nel decentramento (Recalcati 2021, p. 178) del rapporto sessuale e del suo non finire. Il fare l’amore, che è il farsi del rapporto sessuale, “vuol dire disfare il mio essere, il mio possesso, la mia opera, è fare una non-opera assoluta” (Nancy 2020, p. 13).
Nel fare l’amore, il fare si disfa. È amore che si fa eros, che attende il desiderio, un farsi fare (Recalcati 2023b, ep. 1, min. 12)
Il sesso ci attraversa: “apre l’esistente a un abisso e a una violenza che […ci conducono…] sul bordo di un «fare» che fondamentalmente non fa che toccare il duplice al di là dell’animale e del divino, due nomi che non dicono altro se non che l’esistenza è la sua stessa deiscenza, una sexistence.” (Nancy 2020, p. 31).
Bibliografia
Alain Badiou, Elogio all’amore, Neri Pozza Editore, Prima edizione BEAT Biblioteca editori Associati di Tascabili, Vicenza, 2021. In particolare si sottolinea un tra-due che si separa anche da quel Due che secondo Badiou costruisce una verità.
Jacques Derrida, Sulla parola, nottetempo, 2004, Roma
Mariangela Gualtieri, Quando non morivo, Giulio Einaudi Editore s.p.a., 2019, Torino
Byung-Chul Han, Eros in agonia, nottetempo, 2019, Milano,
Byung-Chul Han, La società della stanchezza, nottetempo, 2020, Milano
Jean-Luc Nancy, Il «c’è» del rapporto sessuale, SE, 2002, Milano
Jean-Luc Nancy, Corpus, Cronopio, 2004a, Napoli
Jean-Luc Nancy, All’ascolto, Raffaello Cortina Editore, 2004b, Milano. Il corpo sonoro “è sempre, contemporaneamente, un corpo che risuona e il mio corpo di ascoltatore dove il suono risuona – dunque il corpo che ne risuona”, p.14.
Jean-Luc Nancy, Del sesso, Cronopio, 2020, Napoli
Massimo Recalcati, Esiste il rapporto sessuale? Desiderio, amore e godimento, Raffaello Cortina Editore, 2021, Milano
Massimo Recalcati, Mantieni il bacio, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Universale Economica V ed., 2023°, Milano. Attendere come: muoversi verso qualcosa, rivolgere l’animo verso, ad-tendere. Una tensione continua, come nel bacio
Massimo Recalcati, La vita erotica, storielibere.fm, 2023b