28 - 11 - 2019

di Gabriella Rifelli*

Incontri on-line, amicizie on-line, innamoramenti on-line…
Alle soglie del 2020 sono diventati quasi la norma per giovani e meno giovani. Ma cosa succede quando anche il litigio diventa digitale?

La relazione di coppia spesso viene giocata tra un WhatsApp e l’altro: così come si inviano cuori e emoji teneri e dolci a indicazione del proprio amore, la stessa cosa avviene nel momento del conflitto. Il litigio si svolge tra messaggi stringati, spesso criptici o simboli rappresentativi delle proprie emozioni, ma non sempre esaustivi. La relazione di coppia è fatta di parole dette o scritte, ma anche di gesti, sguardi, odori, tatto… È fatta di scambi di emozioni che avvengono attraverso il toccarsi, il ritirarsi, il piegarsi, il piangere, il sorridere.
Tutto questo viene annullato dal digitale. È possibile quindi comprendersi veramente? È possibile entrare in una relazione profonda con l’altro?

Il processo comunicativo che permette di entrare in relazione (dal latino cum-munire – legare) è circolare e perciò ogni evento di comunicazione è contemporaneamente effetto del fenomeno precedente e causa del fenomeno seguente; affinché questo avvenga è necessaria la risposta della persona con cui stiamo comunicando, serve che l’altro ci dia il segnale dell’ascolto. Questo segnale lo riscontriamo attraverso l’analisi e la decodifica degli elementi fondamentali della comunicazione quale il verbale, il non verbale e il para-verbale.

Quando comunichiamo con l’altro vis-à-vis questi tre elementi sono presenti contemporaneamente, seppur in misura differente, e la loro decodifica e integrazione ci permette di comprendere la risposta del nostro interlocutore e di conseguenza poter rispondere avviando così il processo di circolarità necessario all’interazione.

Quando l’interazione avviene telefonicamente si perde la possibilità di decodificare il linguaggio non verbale (gesti, posture, espressioni…) che colora emotivamente la comunicazione, rischiando di incorrere in fraintendimenti; certo il linguaggio para verbale (tono, pause, ritmo…), comunque presente, è un degno sostituto che permette comunque la decodifica delle emozioni favorendo la circolarità della comunicazione.

Quando invece l’interazione avviene esclusivamente via sms, chat, social, quindi attraverso il messaggio scritto, la perdita maggiore non è la mancanza della comunicazione non verbale e para-verbale: soprattutto le nuove generazioni infatti hanno coniato un vasto vocabolario di simboli ed emoji che riescono, seppur in misura minore e più incline a fraintendimenti, a dare comunque significato allo spettro emotivo. Quello che si perde è la circolarità della comunicazione che diviene asincrona. Spesso infatti si spedisce il messaggio e la risposta viene letta ore dopo, o al contrario dopo aver inviato il primo sms si invia il secondo senza attendere la risposta chiudendo così la possibilità all’altro di interagire in tempo reale o determinando l’effetto delle così dette “risposte a raffica”, quando cioè l’interlocutore risponde a tutte le domande con più messaggi in una volta sola.

Date queste premesse cosa succede quando una coppia litiga via sms? Sappiamo che il litigio di coppia è l’espressione comunicativa di un conflitto nella relazione, è l’esplicitazione, fisica o verbale, di un disagio nei confronti dell’altro e ha determinate funzioni: conoscere e ri-conoscere l’altro, ridefinirsi, raggiungere compromessi utili per il prosieguo della relazione, crescere come individuo e come coppia.

Se non permetto all’altro di rispondere non potrò conoscerlo più profondamente; se non gli permetto di esprimere le sue emozioni e opinioni, riversandogli “a raffica” le mie, come sarà possibile raggiungere compromessi evolvendosi come coppia? In definitiva il litigio via sms viene difficilmente risolto, anzi, si complica riempiendosi di fraintendimenti e malintesi e quando diventa troppo frustrante ha più possibilità di essere chiuso e messo da parte come se non fosse esistito, mantenendo la coppia su un piano ideale.

Certo dobbiamo prendere in considerazione alcuni vantaggi come la possibilità di affrontare un conflitto anche se non si può essere nello stesso posto; persone particolarmente timide e passive possono essere aiutate dal non avere l’interlocutore di fronte; si può prendere il tempo per elaborare meglio il proprio pensiero evitando aggressioni inconsapevoli e infine la parola scritta può permettere di rivedere la discussione e darle un nuovo significato.

Valutando però modalità, vantaggi, svantaggi ci sembra che i litigi 4.0 possano ben rappresentare aspetti del momento storico-culturale attuale che si riflettono sulle modalità intrapsichiche messe in atto: il mantenere il partner in uno spazio virtuale ci permette di non confrontarci con l’altro “persona” che in quanto tale può essere portatore di frustrazioni e obbligarci alla discesa nei compromessi del mondo reale allontanandoci dal sogno della simbiosi, dall’ideale di rivivere quel periodo così desiderato.

È il periodo del tutto perfetto, del tutto e subito, del tutto senza fatica, dell’annullamento dell’attesa così faticosa da tollerare, dell’illusione di non dover fare la fatica di crescere e di non vivere le relative angosce di separazione, illusione di poter restare “bambini felici” per sempre.

È vero, la tecnologia semplifica la nostra vita quotidiana, ci avvicina a persone lontane ma nello stesso tempo le tiene lontane dalle nostre emozioni, semplificando così anche i litigi, rendendoli meno dolorosi, meno pericolosi, ma non rischiamo di semplificare anche la persona e la coppia togliendogli la caratteristica della multidimensionalità umana, rendendola un oggetto bidimensionale, alla stregua di una foto su Instagram?


*Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica, Sessuologa Clinica, Direttore Didattico Scuola di Sessuologia CIS