Luana di Cataldo
Psicologa, psicoterapeuta
Dietro La Porta Della Dipendenza Sessuale:
tra vissuti di umiliazioni e abusi e le sue ferite narcisistiche
La sessualità, e le sue declinazioni espressive, rappresenta senza dubbio un evento piacevole per l’essere umano. Accade alle volte, che il sesso, come dimensione psichica e comportamentale può generare qualche forma di disagio per l’individuo, come si riscontra alle volte nell’eccessivo comportamento sessuale. Il comportamento sessuale eccessivo, ha una lunga storia come questione controversa e poco compresa sia nell’ambito scientifico che su un piano più culturale. Un tempo veniva utilizzato il termine ninfomania per indicare l’aumento eccessivo dell’istinto sessuale quando la situazione riguardava la donna, e satiriasi se ad esserne colpito era l’uomo.
Già Rush (1812), in “Medical inquiries and observations upon the diseases of the mind”, raccontava il caso di un uomo, il cui eccessivo appetito sessuale gli causava tali sofferenze psicologiche da richiedere di essere reso impotente con mezzi medici. Nel 1983 Carnes nella sua pubblicazione “Out of the shadows…”, fa da apripista per la questione nel mondo della scienza e del dibattito pubblico, coniando il termine di “Dipendenza Sessuale” e individuando una relazione patologica tra individuo e sesso, proponendo così i primi programmi di trattamento per coloro che mostravano tale dipendenza. Nella società moderna con la diffusione del web, assistiamo ad una maggiore possibilità di fruizione di materiali sessualmente espliciti, come testi, video, immagini, per un consumo immediato e segreto (Fisher e Barak, 2001).
Definiamo la Dipendenza Sessuale o l’Ipersessualità come una condizione caratterizzata da un comportamento sessuale eccessivo, privo di controllo e intrusivo, che condiziona pensieri ed emozioni del soggetto, distraendolo dagli obiettivi della vita reale (Garcia & Thibaut, 2010, Bancroft, 2008). Uno studio recente definisce la Dipendenza Sessuale “un coinvolgimento intenso in attività sessuali, come fantasie, masturbazione, rapporti sessuali, consumo di pornografia, attraverso una vasta gamma di media, con una motivazione apparentemente incontrollabile e un consumo di tempo e impegno in attività sessuali che hanno un impatto negativo su vari aspetti della vita di un individuo” (Andreassen et al., 2018). Le conseguenze, includono tipicamente depressione, disprezzo di sé, vergogna, disperazione, ansia, isolamento o solitudine, malattie sessualmente trasmissibili, comportamenti violenti, problemi legali, perdite della famiglia, del lavoro, dello status, del rispetto di sé e dell’autostima (Barrilleaux, 2016, Chatzittofis et al., 2017). È chiaro quindi che la condizione psicopatologica del dipendente sessuale può diventare un problema debilitante, nella percezione di sè e nella relazione con l’altro, fino a spingerlo a comportamenti distruttivi e a tentativi di suicidio.
Nonostante la diffusione sempre maggiore del fenomeno la mancanza di evidenza empiriche ha comportato l’esclusione della malattia dalla quinta edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V), sebbene sia inclusa nella versione più recente dell’ICD-11.
In letteratura ci sono varie teorie rispetto alla Dipendenza sessuale e al poter formulare un inquadramento diagnostico. I contributi sull’argomento sono numerosi, dall’approccio cognitivo comportamentale seguendo il “Modello Minnesota dei 12 passi”, al filone psicoanalitico e psicodinamico nel quale gli studi sulle perversioni s’intrecciano con quelli sulle condotte additive, e più recentemente, sul rapporto tra deficit della regolazione degli affetti, ai meccanismi dissociativi della dipendenza. Allo stato attuale, essa è una patologia la cui definizione ufficiale risulta essere ancora incerta, tanto da essere considerata da alcuni una condizione ossessivo-compulsiva (Coleman 1990), da altri un fenomeno di discontrollo degli impulsi (Kafka 1994), e altri una vera e propria dipendenza al pari delle altre dipendenze da sostanze (Goodman 1998).
I nuovi modelli teorici si soffermano anche sui vissuti psichici della personalità del dipendente sessuale, andando ad analizzare la percezione di sé, l’attaccamento alle figure genitoriali e i traumi infantili, nonché la relazione con l’altro. Giugliano (2006), afferma che gli individui sessualmente dipendenti bramano di essere ammirati e di ricevere reazioni riflessive dagli altri, perché mancano di fonti interne per dotarsi di fiducia in se stessi e per sentirsi accettati. Particolare evidenza assumono i vissuti traumatici di seduzione infantile evidenti o celati, nonché pattern relazionali di attaccamento basati sulla sessualizzazione o sistemi familiari troppo autoritari. I vissuti di vergogna, umiliazioni e di svalutazione all’interno delle dinamiche familiari patologiche, portano al disconoscimento dei bisogni del bambino, alla mancanza di vicinanza emotiva, ad aspettative eccessive e inadeguate e un carente sviluppo della “teoria della mente”, nonché ad uno scarso senso di incompetenza per potersi orientare nella realizzazione di una vita significativa da adulto (indipendenza e separazione). Autori come Winnicott, M. Klein, Kernberg, evidenziano come la compulsione sessuale possa derivare da una difficoltà nella costruzione di un’identità autentica, portando l’individuo a ricercare nel sesso una regolazione emotiva, nel tentativo di riparazione di un oggetto d’amore interiorizzato come danneggiato, e alla capacità di “innamorarsi e di restare innamorati” come continuum psicopatologico della personalità e del suo comportamento sessuale e relazionale. Il contatto sessuale è l’unico modo per allontanarsi da un Sé deprivato, mantenendo al contempo le distanze con un altro che umilia, squalifica e abbandona. Dunque la dipendenza sessuale prende il posto della vicinanza, dell’affetto, dell’attaccamento. Lambiase, (2009), afferma che individui con questi pattern mancano di un Sé consolidato, hanno difficoltà nell’integrazione del Sé e mancano di un forte legame con l’altro”.
F. Quattrini e M. Spaccarotelle (2013), affermano che vi è una connessione tra dipendenza sessuale e personalità di tipo Narcisistico, in cui il sesso non avrebbe nessun valore erotico e la “relazione” senza alcun trasporto emozionale, alla stregua di un’azione meccanica, anaffettiva, oggettificata. Ciò ricorda l’importanza della componente dell’Autostima, nella costruzione del Sé e l’importanza dell’Empatia, in un’ esperienza emotiva condivisa, che si traduce nell’imparare a riconoscere lo stato emotivo di un nostro simile. Proprio l’autostima e l’empatia possono essere elementi incompleti o carenti nell’individuo con sexual addiction, tanto quanto nel soggetto con personalità di tipo narcisistico, in cui l’erotismo si rivolge al Sé. Come nel narcisismo, il dipendente sessuale ha bisogno degli altri per mantenere il proprio equilibrio interno, ma allo stesso tempo li deve allontanare perché li ritiene un pericolo per la propria incolumità psichica. Il sesso diventa la modalità unidirezionale per entrare in contatto con l’Altro e nel contempo di allontanarlo da sé. È proprio l’incapacità del dipendente sessuale di entrare in contatto con l’Altro, spinge gli autori, e chi scrive l’articolo, a sostenere l’ipotesi proposta della possibile correlazione tra le caratteristiche del dipendente sessuale e quelle di una personalità narcisistica. In conclusione, il dipendente sessuale “si prende cura di sé attraverso l’atto e la vita sessuale, l’Altro è solo un intermediario e mezzo, mai un fine, non ha interesse e non ha spazio psichico per una relazione globale, ma solo per un incontro unidirezionalmente diretto e primitivo. L’attività privilegiata è sempre la stessa, compulsivamente ricercata e autoreferenzialmente investita, allo scopo di controllare indefinitamente noia e dolore, ma in tal modo vengono anche controllate e annullate parti di sé avvertite come noiose e vuote perché fragili. E l’aggressività verso tali parti e verso il mondo esterno percepito come non gratificante viene scaricata attraverso un acting ambivalente in cui si coniugano, mischiano e con-fondono amore e odio” (La Barbera et. al., 2005).
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