Elena Roncella
Specialista in Ginecologia e Ostetricia
Contraccezione ormonale e sessualità: aspetti clinici e personalizzazione della terapia
Numerose donne ricorrono ai contraccettivi ormonali non solo per il controllo delle nascite, ma anche per la regolarizzazione del ciclo mestruale e il trattamento di patologie come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico e la disforia premestruale. Negli ultimi decenni, questi farmaci sono stati perfezionati al fine di ridurre il rischio di eventi avversi gravi, quali la trombosi venosa profonda e il carcinoma mammario. Tuttavia, le generazioni più recenti evidenziano con maggiore frequenza i cosiddetti effetti collaterali minori dei contraccettivi ormonali, tra cui aumento di peso, cefalea, depressione e riduzione del desiderio sessuale. Questi effetti hanno contribuito alla diffusione di un’“ormonofobia” che compromette l’aderenza alla terapia.
Impatto sulla sessualità femminile
La sessualità è influenzata dai livelli ormonali circolanti, i quali aumentano durante il periodo ovulatorio, favorendo la fertilità e l’incremento del desiderio sessuale, e diminuiscono nella fase post-ovulatoria, quando la donna è sterile. Alcune donne mostrano una sensibilità maggiore a questa ciclicità e possono riscontrare variazioni significative nella sessualità con l’inizio di una terapia ormonale. Diversi studi hanno esaminato l’interazione tra contraccezione ormonale e funzionalità sessuale, riportando risultati eterogenei. Tra i disturbi più comuni figurano il desiderio ipoattivo, la ridotta lubrificazione e la dispareunia, spesso interconnessi. I contraccettivi ormonali, sopprimendo la ciclicità ovarica, riducono la secrezione di androgeni ovarici e surrenalici e l’attività dell’5-alfa-reduttasi, aumentando i livelli di SHBG (sex hormone binding globulin) e diminuendo la concentrazione di testosterone libero nel sangue. Il testosterone gioca un ruolo cruciale nell’attivazione del desiderio sessuale, nell’eccitazione e nel mantenimento del trofismo genitale, con numerosi recettori localizzati in aree specifiche come il vestibolo vaginale. Questo meccanismo può spiegare perché i contraccettivi con proprietà antiandrogeniche, spesso prescritti per acne o irsutismo, possano ridurre il desiderio sessuale e l’eccitazione. Analogamente, i contraccettivi a basso contenuto estrogenico possono compromettere la lubrificazione, il trofismo genitale e causare dolore durante i rapporti sessuali.
Effetti psicologici e impatto relazionale
Oltre agli effetti fisici, i contraccettivi ormonali possono influire sul benessere psicologico della donna, con ripercussioni sulla sessualità. Alcune donne riportano alterazioni dell’umore, stati ansiosi o depressivi, nonché un’alterata percezione del desiderio sessuale dovuta alla consapevolezza degli effetti collaterali. Questi fenomeni possono generare disagio emotivo, influenzare negativamente l’autostima e alterare l’immagine corporea, in particolare in caso di variazioni di peso.
Importanza del counselling sessuale
Mentre la neutralità metabolica di un contraccettivo può essere valutata oggettivamente, quella sessuologica richiede una valutazione soggettiva. Un counselling sessuale al momento della prescrizione di contraccettivi ormonali è fondamentale per indagare l’attività sessuale della paziente, eventuali disagi o disfunzioni e la qualità della relazione di coppia. L’utilizzo di questionari mirati consente di raccogliere dati di base e distinguere tra effetti collaterali emergenti e condizioni preesistenti, permettendo al clinico di adottare interventi migliorativi. Come evidenziato da una metanalisi del 2019, la scelta di un contraccettivo dovrebbe avvenire nell’ambito di una consulenza personalizzata che consideri gli aspetti sessuali, psicologici, relazionali e culturali della donna, garantendo un approccio individualizzato e adattato alle sue preferenze e al suo stile di vita.
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