Lia Feliciello
Disfunzioni sessuali femminili nelle pazienti cancer survivors
Le disfunzioni sessuali sono uno degli effetti collaterali più comuni ed emotivamente invalidanti del trattamento chirurgico e farmacologico dei tumori femminili. Esse vanno ad interagire negativamente con la funzione sessuale, il desiderio, l’eccitazione e l’orgasmo e compromettono in questo modo l’immagine corporea, l’autostima e la soddisfazione sessuale della paziente, provocando disagio psicologico ed una importante diminuzione della qualità della vita. Nonostante la prevalenza di disfunzioni sessuali legate alla terapia antitumorale, la maggior parte delle donne sopravvissute al cancro non sempre riceve l’adeguato counselling, il supporto o il trattamento necessario per queste condizioni. La riabilitazione dovrebbe comprendere sia gli aspetti fisici che quelli psicosociali della funzione che è stata interrotta al fine di massimizzare il potenziale di recupero sessuale sia a breve che a lungo termine.
Le disfunzioni sessuali in tali pazienti possono essere influenzate da:
- fattori psicologici: disturbi dell’umore come depressione, ansia ed autostima critica durante i rapporti sessuali
- fattori relazionali: comunicazione con il partner, coinvolgimento del partner nel percorso clinico
- fattori socioculturali: età, religione, contesto culturale
- fattori biologici:
1) endocrinologici, come la menopausa iatrogena indotta dalla terapia-ormonale post chirurgia nel k mammella o dalla chemioterapia stessa che porta all’insufficienza ovarica. L’improvviso calo di estrogeni che ne consegue porta ad una riduzione del trofismo che normalmente questi ormoni hanno sui tessuti del pavimento pelvico determinando secchezza vaginale ed atrofia vulvo-vaginale con conseguente dispareunia. Poiché la terapia ormonale può avere una durata che va dai 5 ai 10 anni, è importante riconoscere che gli effetti collaterali sulla sessualità sono uno dei motivi più comuni per l’interruzione precoce del trattamento. Questo modello è osservato soprattutto nelle donne trattate con inibitori dell’aromatasi e meno comunemente in quelle trattate con tamoxifene.
2) neuropatici: la neuropatia periferica è un effetto collaterale comune di alcuni agenti chemioterapici, come cisplatino, etoposide, taxani e alcaloidi della vinca. I nervi perineali possono essere colpiti, causando intorpidimento, formicolio o dolore neuropatico.
3) cambiamenti anatomici secondari alla chirurgia, in particolare agli interventi di:
· Mastectomia: alterare l’anatomia del seno e del capezzolo può modificarne la sensibilità ed anche se la maggior parte delle procedure risparmiano la pelle e i capezzoli, non ne preservano però la sensibilità e poiché la sua stimolazione spesso ha un ruolo centrale nell’eccitazione sessuale, la perdita totale di tale sensibilità ha un impatto negativo sulla funzione sessuale.
· Isterectomia: da sola non è stata associata a cambiamenti nella funzione sessuale, mentre la colpoisterectomia (rimozione contestuale anche del collo dell’utero) che prevede la ricostruzione della cupola vaginale, nelle prime fasi post intervento, può determinare dispareunia e difficoltà nel rapporto penetrativo. Nelle pazienti con cancro cervicale, nelle quali spesso la colpoisterectomia si accompagna alla radioterapia quest’ultima può portare a cambiamenti non solo della lunghezza, ma anche del calibro della vagina in alcuni casi a vere e proprie stenosi, nonché a una diminuzione della sua lubrificazione ed elasticità.
· Annessiectomia: nelle donne in premenopausa porta a una menopausa prematura e spesso più sintomatica di quella spontanea, si presenta con vampate notturne, distrofia vulvo-vaginale con dispareunia, calo del desiderio e anorgasmia.
· Vulvectomia: se semplice, la chirurgia è mirata a mantenere l’immagine corporea e preservare la funzione sessuale, tuttavia in quella radicale, gli estesi cambiamenti anatomici del perineo possono interferire con la risposta sessuale e provocare significative disfunzioni sessuali
· Cistectomia: può provocare lesioni neurali e/o cambiamenti nell’anatomia pelvica che alterano la lubrificazione e riducono la capacità vaginale.
· Interventi di resezione intestinale: la chirurgia per il trattamento del cancro del colon-retto può portare a cambiamenti sia neurali che anatomici che provocano secchezza vaginale e dispareunia. Le donne sopravvissute al cancro con stomie chirurgiche permanenti affrontano anche una serie di sfide che influenzano la funzione sessuale e l’immagine corporea (il 50% delle pazienti smette di avere rapporti sessuali).
Queste mutilazioni corporee (rimozione di organi, caduta dei capelli, menopausa precoce) generano sull’immagine corporea e sulla sua integrità un effetto negativo, doloroso.
Un corpo che tradisce, contro il quale si lotta, un corpo di cui non ti fidi, un corpo che cambia e non sarà mai più lo stesso è un corpo ferito, che tornerà ad aprirsi al piacere con delicatezza, pazienza e l’aiuto di professionisti specializzati.
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