14 - 05 - 2022

Margherita Graglia
Psicologa, Psicoterapeuta e formatrice

IDENTITA’ TRANSGENDER: L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE
 

L’incongruenza di genere, ossia la discordanza tra genere assegnato alla nascita e genere percepito, è ritenuta una variante dell’identità di genere. Nel 2018 l’Oms ha derubricato l’incongruenza di genere dall’elenco delle malattie mentali e nel 2013 la dicitura nosografica del DSM “disturbo dell’identità di genere” è stata modificata nel DSM 5 in “disforia di genere”, a segnalare che l’identità transgender di per sé non indica una patologia mentale. Nel caso in cui diventi fonte di malessere diviene di interesse clinico. Un cambiamento simile a quello seguito dall’omosessualità all’interno del DSM nel secolo scorso: venne rimossa nel 1973 e sostituita con la categoria “omosessualità egodistonica”, per poi essere definitivamente cancellata nel 1987. Siamo pertanto all’interno di un paradigma de-patologizzante. Nonostante questo permane nella società in generale e in parte anche nei professionisti della salute una visione patologica. Lo stigma, la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone transgender è molto diffusa in Italia, l’Istat (2011) segnala che le visioni stereotipiche e le condotte discriminatorie sono molto più diffuse rispetto a quelle riservate alle persone omosessuali. La situazione italiana si caratterizza per un livello di inclusione sociale nettamente inferiore agli altri stati europei. Secondo il rapporto ILGA (2019), il livello di discriminazione delle persone transgender è ancora elevato in Italia (nel nostro paese la protezione dei diritti è del 22% ), mentre il rispetto dei diritti umani aumenta in Spagna con il 65%, Irlanda 53% e Malta 94%. L’Italia è simile alla Lituania (23%). Il vulnus italiano riguarda da un lato le norme e dall’altro le pratiche sociali. Per quanto riguarda la legislazione manca una norma che tuteli le persone transgender dai crimini d’odio e la stessa legge (n. 164 del 1982) che regolamenta la rettificazione anagrafica risente del tempo trascorso e richiederebbe rivisitazioni per adeguarsi agli avvenuti cambiamenti delle identità transgender contemporanee.

A fronte di questo panorama in cui le persone transgender si trovano ad affrontare continue violazioni
dei loro diritti fondamentali le ricerche segnalano discriminazioni, mancanza di competenze specifiche anche da parte dei professionisti della salute mentale. L’elevata esposizione delle persone transgender a discriminazioni e molestie aumenta il rischio di sviluppare disturbi mentali e mettere in atto tentativi di suicidio (APA, 2015; Hendricks & Testa, 2012; Seelman, 2014; Tebbe & Morandi, 2016). Tuttavia, nonostante la forte necessità di assistenza sanitaria – anche per il percorso di affermazione di genere che richiede l’incontro con i vari professionisti sanitari – il rapporto con i servizi pubblici resta problematico, anche a causa dei pregiudizi del personale, che è scarsamente preparato (Carroll et al., 2012; Graglia 2012). I professionisti dell’area psicologica e ancor più quella medica raramente incontrano durante il percorso di formazione i temi dell’identità transgender. Per questo si evidenzia la necessità di acquisire informazioni di base e adottare buone pratiche professionali per saper interagire con gli utenti transgender nei contesti psico-socio-sanitari.

Un esempio ad esempio è costituito dal progetto SWITCH (Supporting Wellbeing and Integration of Transgender victims in Care environments with Holistic approach, ovvero “Supporto al benessere e all’integrazione delle vittime transgender negli ambienti sanitari con un approccio olistico”). Si tratta di un progetto finanziato dalla Commissione europea all’interno del programma “Rights, equality, citizenship” (Diritti, uguaglianza, cittadinanza) che coinvolge sette partner di tre Paesi dell’Unione europea: Italia (Azienda Usl di Reggio Emilia; Perseo SpA Impresa Sociale, PARADIGMA -Ricerca & Psicologia della Comunità Onlus e), Repubblica Ceca (Transparent Zs e Narodni Ustav Dusevniho Zdravi) e Spagna (Fundazio Parc Tauli e Mirada Local Sl). L’obiettivo del progetto SWITCH è quello di abbattere le barriere e migliorare sia l’accesso ai servizi sanitari sia la loro qualità. Lavorare con le persone transgender richiede specifiche competenze psicocliniche che le agenzie di formazione erogano in modo marginale. Gli stessi psicologi e psichiatri che hanno esperienza con le persone LGB non hanno la stessa familiarità con le necessità delle persone transgender (APA, 2015). Il miglioramento delle competenze dei professionisti e lo sviluppo di un atteggiamento positivo nei confronti delle persone transgender, insieme alla disponibilità di gruppi di auto-aiuto rappresentano supporti fondamentali all’abbattimento delle barriere all’accesso alla sanità e all’assistenza di qualità che le persone transgender (APA, 2015). La formazione, svolta in varie postazioni nazionali, nelle sedi dei partner del progetto, ha evidenziato la necessità degli operatori di acquisire competenze specifiche. Al termine del progetto è stata anche redatta una guida “Pratica sanitaria e identità transgender. Buone prassi per l’assistenza sanitaria agli/alle utenti transgender” per diffondere pratiche inclusive. La formazione, progettata in modo interattivo, partecipativo e confrontativo ha permesso non solo un incremento delle conoscenze, ma anche un cambiamento di atteggiamento nei confronti delle persone transgender. La presenza di testimonianze di persone transgender ha permesso ulteriormente di decostruire stereotipi e pregiudizi. La formazione si evidenzia pertanto come uno strumento elettivo per contribuire all’inclusione social in generale e nello specifico a preparare i professionisti e i sistemi sanitari ad accogliere gli utenti transgender. Un’iniziativa proposta anche dal Centro italiano di sessuologia, persuaso che una pratica clinica efficace e rispettosa si basi sulla conoscenza.