09 - 06 - 2026

Giulia Fedel


Psicologa-psicoterapeuta biosistemica

Asessualità: tra depatologizzazione e complessità

L’asessualità viene genericamente descritta come la mancanza di attrazione sessuale. Tuttavia quando parliamo di asessualità e di comunità ACE è importante non ridurre tutto alla mancanza di qualcosa. “ACE” è infatti un termine ombrello che include diverse sottocategorie.
L’asessualità è definibile come una variazione dell’orientamento sessuale o mancanza di orientamento sessuale. All’interno della comunità tuttavia è possibile trovare persone che non provano attrazione sessuale, persone che la provano ogni tanto o anche persone che rifiutano il sesso. Per questo motivo si parla di spettro dell’asessualità.
L’atto sessuale (incluso l’autoerotismo) può manifestarsi raramente, mai o poche volte ma a prescindere da ciò la mancanza di attrazione e sessualità non viene percepita come problematica dalla persona, quanto l’essere “diversa” dai pari e non comprendere questa diversità.
Emerge una visione e un vissuto diverso rispetto alla sessualità, al desiderio e all’attrazione. Questa diversità, può portare a discriminazioni, medicalizzazioni e stigma in un mondo in cui la sessualità è spesso il centro gravitazionale.
La consapevolezza dell’esistenza di una comunità ACE in tutte le sue declinazioni diventa quindi estremamente importante nella valutazione clinica e sessuologica, soprattutto in fase della lettura della domanda.
L’asessualità infatti è stata per lungo tempo associata o confusa con il disturbo ipoattivo del desiderio sessuale presente nelle versioni precedenti del DSM, ora Disturbo del desiderio e dell’eccitazione.
Comprendere le differenze tra queste due manifestazioni è necessario per evitare la medicalizzazione e patologizzazione di vissuti interni, nonché per poter offrire un supporto specifico alla persona sulla domanda che sta portando nella consultazione.
La sovrapposizione di “sintomi”, come la mancanza di attrazione e/o desiderio, può trarre in inganno e portare a formulare una diagnosi errata, perpetrando lo stigma già presente verso l’asessualità.

È possibile individuare alcuni criteri base per una distinzione tra le due manifestazioni:

  • Nei disturbi del desiderio c’è presenza di disagio significativo per la mancanza di desiderio in sé; mentre nell’asessualità il disagio è spesso associato allo stigma, alle aspettative sulla sessualità e/o al sentirsi sbagliati nella società e nella coppia
  • Autoidentificazione: le persone asessuali spesso si auto identificano come tali
  • Storia di vita e sessuale: l’asessualità è solitamente lifelong mentre per il disturbo del desiderio vi è tipicamente un mutamento nel desiderio sessuale rispetto a un periodo precedente e ha una durata di almeno 6 mesi

Sicuramente nell’attuale contesto storico le persone hanno una grande mole di informazioni a disposizione per arrivare a autodefinirsi ma darlo per scontato sarebbe rimanere in un privilegio informativo. Non tutti hanno accesso a tutte le informazioni.
Può accadere di trovarsi di fronte a qualcuno che è confuso o potremmo sentire di dover indagare meglio il vissuto della persona sulla sessualità.
Come possiamo indagare questo vissuto senza cadere nella trappola dello stigma allosessuale?

  • Anamnesi non solo su attività sessuale ma anche fantasie, stimoli erotici, desiderio, mutamenti nel tempo o in relazione a persone. Le persone asessuali possono vivere la sessualità senza praticarla o preferire delle pratiche ad altre. È anche possibile che abbiano attrazione per un’unica persona o per poche. È importante ricordare che asessualità non significa non avere rapporti sessuali.
  • Esclusione di cause mediche, ormonali, relazionali o psichiatriche che possono slatentizzare o mimare un disturbo del desiderio
  • Contesto relazionale della persona: è in una relazione? Con una persona allosessuale? Ci sono vissuti di sensi di colpa? A cosa è relativo il disagio che viene riportato? È possibile che si viva un senso di colpa rispetto al differente grado di attrazione.

Sarà importante inoltre distaccarsi dai concetti allosessuali di attrazione e desiderio sessuale, che nella comunità ACE possono essere percepiti diversamente: una persona asessuale può sperimentare attrazione in termini di bellezza fisica, riconoscendo la bellezza di un corpo o potrebbe sperimentarla solo per una o poche persone con cui vuole avere una relazione romantica. A guidarle verso la ricerca di una pratica sessuale può essere più il desiderio di intimità e vicinanza con l’altro invece di un desiderio sessuale dato dalla libido. Come può succedere anche per le persone allosessuali a volte.

Per accogliere ogni persona senza stigma e medicalizzazione sarà quindi necessario accogliere la complessità, cercando di non farsi guidare dalla nostra personale percezione di importanza della sessualità nelle relazioni.

BIBLIOGRAFIA

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Anelli F., Eris BookBlock (2023) Lo spettro dell’asessualità. Corpi, percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale.

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Brotto, L.A., Milani, S. (2022). Asexuality: When Sexual Attraction Is Lacking. In: VanderLaan, D.P., Wong, W.I. (eds) Gender and Sexuality Development. Focus on Sexuality Research. Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-030-84273-4_19

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SITOGRAFIA

https://www.stateofmind.it/asessuale-asessualita

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352250X22002378?via%3Dihub

https://www.psychologytoday.com/us/blog/cravings/202401/asexuality-demisexuality-graysexuality-and-more