Paolo Gilardi
Counselor
L’omosessualità non è una scelta! o forse sì?
La scelta fondamentale del coming out
Il concetto di “scelta omosessuale” è spesso utilizzato in contesti culturali o ideologici per delegittimare l’omosessualità e può avere conseguenze drammatiche: basti pensare a tutte le “terapie di conversione”, pratiche pseudoscientifiche obsolete mirate a cambiare l’orientamento sessuale di persone LGBTQIA+ e a “correggere” il comportamento considerato non conforme al genere.
Durante gli anni ’50-’70, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali, le “terapie di conversione” guadagnarono popolarità, mentre oggi sono ampiamente disapprovate dalla comunità medica e psicologica internazionale in quanto inefficaci e nocive, causando gravi danni psicologici ed emotivi, inclusi depressione, ansia e rischio suicidario (APA, 2009).
Studi di neuroscienze, genetica e psicologia suggeriscono che l’orientamento sessuale di una persona sia una componente intrinseca della sua identità, risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, genetici, ormonali e ambientali: insomma una variazione naturale dell’esperienza umana e non un’anomalia o una deviazione.
Chiarito che l’orientamento sessuale non è una scelta, ciò che invece una persona omosessuale può scegliere è se continuare a nascondersi, a mentire a sé e agli altri, a “salvare le apparenze”, oppure se uscire allo scoperto, rilevando al mondo chi sia, con consapevolezza, coraggio e orgoglio: in altre parole scegliere se esprimere o meno il proprio orientamento sessuale attraverso un’aperta dichiarazione chiamata coming out.
L’espressione coming out deriva dalla frase inglese “coming out of the closet”, letteralmente “uscir fuori dall’armadio”, metafora che allude al liberarsi da un luogo nascosto e soffocante per vivere apertamente e senza vergogna; nascondersi implica sempre una certa quota di vergogna e senso di indegnità che spesso si radica sempre di più nella persona, finendo per permeare l’intera personalità del soggetto.
Nei casi più estremi il senso di indegnità e vergogna può sfociare nella omofobia interiorizzata che può avere effetti dannosi sulla salute mentale e sul benessere dell’individuo, rendendo difficile accettare pienamente se stessi e inibendo la propria vita affettiva, sessuale, relazionale e persino professionale.
Al contrario rivelare la propria identità autentica riduce lo stress associato al nascondersi e rafforza il senso di autostima (Meyer, 2003). Dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale può rappresentare un momento di grande sollievo e liberazione, e può avere diversi effetti positivi, dalla costruzione di relazioni più genuine, profonde e significative, alla creazione di un senso di appartenenza alla comunità LGBTQIA+ che favorisca il sostegno reciproco, al superamento dei pregiudizi per una società più inclusiva.
Tuttavia per molti questa scelta comporta anche rischi significativi, come il rifiuto da parte della famiglia o la perdita di opportunità lavorative, specialmente in contesti discriminatori.
Il coming out non si riduce a un singolo momento, ma è piuttosto un percorso fatto di tante scelte quotidiane: come sottolinea la sociologa Eve Kosofsky Sedgwick, non è mai un processo completo, ma piuttosto una serie di azioni continue che dipendono dalle circostanze e dalle persone coinvolte (Sedgwick, 1990). Prima ancora di condividere la propria identità con gli altri, il coming out implica un processo di accettazione personale; sentirsi degni di essere amati e rispettati è una componente fondamentale per affrontarlo con serenità.
Alcune persone decidono di dichiarare la propria omosessualità a una cerchia ristretta di amici intimi o familiari, mentre altre si sentono pronte a condividerla pubblicamente; non esiste un modo giusto o sbagliato di farlo, ciò che conta è il rispetto per i propri tempi e bisogni.
In conclusione l’omosessualità non è una scelta, ma il coming out lo è: richiede coraggio, resilienza e soprattutto un ambiente che promuova l’accettazione e il rispetto, nel quale ogni individuo possa vivere autenticamente senza paura di essere giudicato o discriminato.
Bibliografia
• American Psychological Association (APA). (2009). Report of the APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation.
• World Psychiatric Association (WPA). (2018). Position Statement on Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (SOCE).
• Meyer, I. H. (2003). “Prejudice, Social Stress, and Mental Health in Lesbian, Gay, and Bisexual Populations: Conceptual Issues and Research Evidence.” Psychological Bulletin, 129(5), 674–697.
• Sedgwick, E. K. (1990). Epistemology of the Closet. University of California Press.
• Isay, R.A. (1989) Essere omosessuali . Raffaello Cortina Editore.
• LeVay, Simon (2016) Gay, Straight, and the Reason Why: The Science of Sexual Orientation. Oxford University Press.