02 - 02 - 2023

Intervista CIS al Dott. Federico Sandri

Brevemente di cosa si occupa e qual è la sua specializzazione?

Sono uno psicoterapeuta e un sessuologo clinico. Il mio lavoro negli anni è diventato quello di accompagnare e sostenere “le identità” in senso ampio. Si rivolgono a me le persone che sentono di voler vedere la vita da altri punti di vista, chi desidera rinegoziare ciò che credeva di sapere di se stesso, del mondo e delle relazioni. Amo lavorare con le minoranze, con chi si sente escluso, con chi si cerca e con fatica a volte si trova. Lavoro come consulente in vari progetti clinici e formativi, sono membro dell’ambulatorio APEVAGE: il servizio che presso l’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste si occupa di varianza e disforia di genere nei minori.
 
Quali studi ha intrapreso per esercitare la sua professione?

La mia formazione è stata eterogenea e caratterizzata da tanti percorsi che, solo molti anni dopo, hanno trovato tutti un loro significato e una loro collocazione all’interno di una epistemologia più ampia.
Mi sono laureato in Farmacia e poi in Neuropsicologia a Trieste, mi sono formato in Counseling gestaltico, ho frequentato corsi di bioenergetica, il precorso SAT con Claudio Naranjo, poi sono approdato – con piacere e curiosità – al Centro Italiano di Sessuologia. Sono stato prima assistente universitario, poi ricercatore e docente e mi sono specializzato in Psicoterapia familiare al Centro Padovano. Per un periodo sono stato dirigente in un Centro di Salute Mentale. Mi sono molto divertito. Ciò che è stato più formativo e orientante per la mia professione tuttavia non è stata l’esperienza accademica ma il percorso di vita e di crescita e psicoterapia personale caratterizzato dalla necessità di mettermi in discussione e trovare nuovi modo per interpretare e leggere gli eventi e le dinamiche del mondo interno.
 
Qual è la gratificazione maggiore del suo lavoro?

Sentire che a volte, come dicono i colleghi fenomenologi, dell’incontro fra persone fa davvero la differenza e può cambiare l’esito di un percorso di vita.
 
La scelta di affidarsi a un sessuologo viene spesso vissuta come un momento di imbarazzo, quali consigli può dare a chi richiede questo consulto?

A volte capita che quando ci si affida al sessuologo viva con imbarazzo alcune domande o i primi momenti in cui è necessaria una descrizione dei motivi che lo hanno portato all’attenzione del professionista. Devo dire tuttavia che sono sempre meno le persone che vedono il momento del confronto con il sessuologo con difficoltà. Dal mio punto di osservazione noto che sono sempre più i pazienti che danno uno spessore sanitario a questa professione e che pertanto si interfacciano con essa con maggiore libertà. Un consiglio che però mi sento in ogni caso di dare a chi devesse vivere con imbarazzo un primo incontro sessuologico è quello di descrivere il vissuto portato nel modo più semplice, senza troppi preamboli e con onestà; sarà poi il professionista a farci le domande orientanti e chiarificanti. Il sessuologo che ho davanti a me, prima di essere un professionista, è una persona e fra persone ci si incontra, si riflette, si scelgono assieme dei percorsi tarati sulle esigenze di ogni singolo individuo.
 
Quando viene richiesto il suo aiuto?

Spesso lavoro con persone che manifestano un disagio inerente la propria identità, con i genitori che mi chiedono di essere accompagnati nella comprensione dei vissuti identitari dei propri figli, con le coppie e i singoli; mi chiedono aiuto strutture private e pubbliche a cui afferiscono persone migranti, minoranze etniche e culturali che, oltre alle difficoltà che già li affliggono, chiedono aiuto per questioni inerenti il proprio orientamento sessuale o l’identità di genere. Lavoro con coppie e singoli che richiedono il mio aiuto per comprendere come vivere in modo più pieno e appagante la propria vita intima.
 
In percentuale rispetto ai suoi pazienti quante coppie arrivano da lei per intraprendere un percorso di terapia di coppia?

Negli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le domande di terapia sessuale richiesta alle coppie. Questo tema mi è molto caro: trovo che sia interessante che non siano sole le coppie che vivono un disagio severo a rivolgersi a me ma anche chi desidera incrementare la propria intimità, il proprio benessere sessuale singolo e di coppia, chi assieme all’altro desidera vivere ancora meglio il piacere sessuale nella relazione con il partner.
 
Il “calo del desiderio” è la patologia più frequente oggi?

Si, il calo del desiderio è non solo una patologia frequente ma è anche lo zeitgeist del nostro tempo. Viviamo un’epoca in cui desiderare è poco sentito, più che desiderare ci interessa possedere, realizzare senza attendere. Il calo del desiderio nell’ambito sessuale ci dice che siamo profondamente immersi in un’epoca che sottolinea l’importanza della performance quantitativa mentre svalorizza tutto ciò che si ottiene gradualmente, con il sacrificio ma che nel tempo ha qualità e valore.
 
Quanto viene personalizzata la terapia?

La terapia è sempre personalizzata e soggettiva. Non ci sono mai protocolli che seguo in maniera predefinita perché ogni caso apre un universo di sensi e significati molti personali. Mi piace ragionare assieme al mio paziente o alla coppia sul percorso che siamo affrontando per rendersi più consapevoli possibile del processo in atto. Mi piace dare spezio ai vissuti personali, alle intuizioni di chi affronta le terapia che, come ho già detto, riguarda primariamente per me l’identità.