Stefania Gigli
Psicologa e psicoterapeuta
Autismo e sessualità
“La sessualità̀ è una parte integrante della personalità̀ di ciascuno: uomo, donna e bambino; si tratta di un bisogno fondamentale. È una modalità̀ globale di essere, della personalità̀, ed è costituita dall’’intreccio delle sue relazioni lungo il corso di sviluppo della medesima” (OMS)
La sessualità̀ influenza pensieri, emozioni, azioni, interazioni e in generale la salute mentale e fisica delle persone.
Nella sessualità ci sono aspetti fondamentali da considerare:
-l’identità sessuale ovvero chi siamo in termini di genere (maschile, femminile e non binary)
-la sessualità comprendente le azioni, come la agiamo;
-la salute sessuale che riguarda l’esperienza emotiva della sessualità agita e il livello di benessere emotivo legato ad essa.
Nell’affrontare il tema della sessualità in relazione all’autismo si rende necessario considerare alcuni aspetti specifici.
Essi hanno un profilo sensoriale differente che li rende ipersensibili e vulnerabili rispetto all’ambiente che li circonda, rendendo difficile la gestione degli stimoli esterni. Proviamo quindi ad immaginare, la difficoltà che può essere creata da situazioni intime che generano emozioni ancora più forti ed intense (intimacy overwhelm). Il tutto, è aumentato dal picco di eccitazione ormonale che produce ancora di più disregolazione e impulsività.
Uno dei sintomi più rappresentativi delle persone affette da autismo è una teoria della mente deficitaria, che rende complesso riuscire ad interpretare i comportamenti dell’altro e sviluppare competenze emotive adeguate, centrali però a conferire valore all’esperienza sessuale, sia in ambito positivo che negativo. Nel primo caso, infatti, sono necessarie a comprendere e a gestire i nostri desideri e bisogni sessuali al fine di ottenere una sana sessualità; nel secondo permettono di gestire le emozioni negative, creando strategie efficaci per comunicare con il partner al fine di stabilire anche confini e limiti.
La mancanza di queste competenze determina una facilità di manipolazione della persona e aumenta le possibilità di essere facilmente preda dei molestatori (soprattutto nelle donne, Coan, 2002).
Inoltre, l’assenza di abilità e competenza emotiva si ripercuote inevitabilmente sull’espressione inappropriata della sessualità. Si può diventare insistenti, reiteranti o violenti davanti ai rifiuti, sia attuando condotte auto che eterolesivi, con conseguente peggioramento della qualità della vita della persona e del nucleo familiare all’interno del quale è inserito.
La maggiore difficoltà nei comportamenti sessuali e relazionali, rispetto ad altri comportamenti sociali, è determinata dalle modalità di apprendimento delle prime, che non vengono insegnate esplicitamente. Spesso questo tipo do apprendimento passa attraverso processi informali che non sono accessibili ai giovani con ASD e ciò crea un divario spesso incolmabile in età adulta.
Stokes e Kaur (2005) hanno scoperto che i giovani con ASD hanno meno conoscenza rispetto alla privacy e hanno molto più comportamenti sessuali inappropriati (toccano gli altri in maniera non adeguata, si masturbano e si spogliano in pubblico e parlano di attività sessuali in modo non contestuale).
Si crea quindi una doppia immagine della sessualità delle persone con autismo:
-sessualità ingenua: si tende a pensare che abbiano una sessualità innocua, ingenua quasi infantile (tendenza all’infantilizzazione)
-sessualità pericolosa: tendenza alla patologizzazione continua.
Per favorire una buona educazione bisognerebbe evitare una condotta punitiva rispetto a comportamenti sessuali inappropriati, e di evitamento dell’attività sessuale poiché questo implica un non apprendimento di comportamenti più responsabili e adeguati.
Si rende quindi necessario introdurre nell’educazione sessuale, non solo la parte anatomica e sessuale, ma, è necessario, legarlo anche al contesto sociale in cui è inserito soprattutto in contesti di cura (Samara P. Tetenbaum, Shana Nichols, 2011).
Una breve menzione, prima di concludere, riguarda l’orientamento sessuale e l’identità di genere nelle persone affette da autismo. Si è visto infatti che, in particolare il sotto campione femminile, ha una maggiore diversità sia nell’identità di genere che nell’orientamento sessuale.
Diverse sono le cause a cui sembra essere legato il fenomeno. Bejerot et all. 2012, hanno visto che c’è una maggiore presenza di testosterone durante lo sviluppo fetale rispetto alle persone biologicamente femmine con uno sviluppo tipico.
Inoltre, un’ipotesi recente afferma come, la resistenza tipica delle persone affette da autismo al condizionamento sociale, possa avere un ruolo chiave nello sviluppo di una maggiore diversità lungo lo spettro di genere.
George e Stokes (2018) riportano come, in uno studio composto da 90 maschi e 219 femmine con ASD e 103 maschi e 158 femmine senza ASD, i tratti disforici di genere appartengono significativamente al campione con ASD.
Un altro aspetto, in approfondimento, riguarda le persone con autismo femmine che riportano meno interesse per la sessualità ma più esperienze pratiche di essa. Questo disallineamento è a conferma del rischio maggiore delle donne con sindrome di autismo di avere esperienze sessuali negative, tra cui vittimizzazione e abuso.
BIBLIOGRAFIA
- Samara P. Tetenbaum, Shana Nichols, 2011, Sexuality, the “Double Vulnerability” and Youth with ASDs , Autism Spectrum News
- Fabienne Cazalis, Elisabeth Reyes, Severine Leduc e David Gourion (2022), Evidence That Nine Autistic Women Out of Ten Have Been Victims of Sexual Violence, Frontiers in Behavioral Neuroscience
- George e Stokes (2018) Gender identity and sexual orientation in autism spectrum disorder, National Institutes of Health
- George (2018), Sexual orientation in autism spectrum disorder, National Institutes of Health
- Bush (2021) Brief report asexuality and young women on the autism spectrum, National Institutes of Health.