02 - 07 - 2026

Samuele Calderan

Laurea triennale in Educazione Professionale

Il dolore sotto la superficie: le conseguenze invisibili del trauma della sessualità

Il tema degli abusi sessuali è una realtà sempre più attuale che coinvolge diverse fasce sociali con una maggiore percentuale di persone di sesso femminile. Questo articolo intende esplorare le conseguenze dei traumi legati all’abuso e le strategie di terapia utili al recupero della salute sessuale.

In base alle stime dell’Istat, nel 2025 sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita; il 23,4% violenze sessuali. Tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne, senza considerare tutti gli episodi non denunciati.1
In seguito a casi di abusi vi sono delle conseguenze importanti sul come la vittima vive la propria sessualità.
Essa non viene distrutta ma disorganizzata: le risposte rimangono attive ma perdono coesione con desiderio, piacere e intenzione; questo perché è l’area privilegiata per quanto riguarda la riattivazione del trauma.2
Viene alterato il funzionamento del sistema sessuale, il che comporta un’attivazione cronica dei meccanismi di difesa.
La dissociazione rappresenta un pattern adattivo che frammenta l’esperienza sessuale, separando la risposta corporea dal desiderio, dall’intenzionalità e dalla consapevolezza soggettiva.
In questi casi si osservano fenomeni di dissociazione interna, in cui la reazione fisica si attiva ma la persona non si percepisce coinvolta.
Le due risposte principali che si riscontrano sono l’ipersessualizzazione e l’evitamento.
La prima è descritta come un comportamento sessuale intenso, ripetuto o compulsivo in cui viene coinvolto solo il corpo; questo viene usato per regolare le emozioni, o anestetizzare il trauma, con però una conseguente scissione della componente mentale.
L’evitamento invece rappresenta una strategia adattiva in cui la persona riduce o esclude l’attività sessuale, in modo da proteggersi dall’attivazione di ricordi o sensazioni traumatiche.
Entrambe le risposte mirano a controllare l’esperienza, tuttavia, il controllo non coincide con l’integrazione.3

Può accadere quindi che si verifichino delle risposte a livello fisico quali eccitazione o addirittura orgasmo.
E’ importante ricordare che essi non equivalgono a desiderio o consenso.
Dopo un trauma il sistema nervoso può attivarsi secondo schemi appresi in condizioni di pericolo: il corpo “risponde” mentre la soggettività rimane distante.
Questa scissione tra corpo e coscienza può generare confusione, vergogna e auto colpevolizzazione, rafforzando la convinzione sbagliata che la reazione fisica implichi volontà.
In realtà, si tratta di un’ulteriore manifestazione della disorganizzazione prodotta dal trauma, la stessa che si esprime nell’evitamento e nell’ipersessualizzazione.
In questa prospettiva, la disorganizzazione sessuale post-traumatica può essere compresa come una frattura dell’unità esperienziale, in cui risposta corporea, significato soggettivo e intenzionalità non risultano più sincronizzati.
Evitamento e ipersessualizzazione non rappresentano quindi poli opposti, ma strategie differenti di regolazione di un sistema ancora orientato alla difesa.
Le conseguenze della disorganizzazione sessuale post-traumatica non si limitano nell’esperienza individuale, ma incidono profondamente sulle relazioni intime.
Il partner può trovarsi di fronte a reazioni apparentemente contraddittorie senza comprendere l’origine traumatica; ne conseguono pertanto incomprensioni, conflitti e ulteriore senso di inadeguatezza nella persona che ha subito l’abuso.3
Sul piano clinico diventa fondamentale evitare letture riduttive in termini di “bassa libido” o “eccesso di desiderio”.
Interventi centrati esclusivamente sulla performance rischiano di rafforzare l’attuale situazione.
E’ fondamentale un approccio focalizzato sulla gestione del trauma, orientato a ricostruire la consapevolezza e la sicurezza corporea con l’obiettivo dell’integrazione tra risposta fisiologica ed emozionale, la riduzione della sintomatologia post-traumatica e il ripristino del benessere psicofisico.
Tra le strategie cliniche di preferenza, spiccano la Terapia Psicodinamica, efficacie nel trattamento dei pazienti con PTSD; la Terapia-Cognitivo Comportamentale Trauma-Focalizzata, che risulta l’approccio maggiormente utilizzato per bambini e adolescenti vittime di abusi, concentrandosi sulla trasformazione dei pensieri traumatici e sulla gestione emotiva; infine l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR), tecnica utile per l’elaborazione dei ricordi e la modulazione dei sintomi post-traumatici. 4
In sintesi, le vittime di violenza sessuale risultano sperimentare una disorganizzazione importante rispetto alla propria sessualità; si parla infatti di dissociazione tra risposta corporea e mentale. Esse possono trovare aiuto in diverse forme di psicoterapia, il cui obiettivo è elaborare l’abuso e ridurre i sintomi correlati al trauma. È fondamentale che i professionisti siano consapevoli dei rischi, abbiano modalità accoglienti ed empatiche, e gestiscano con cura la relazione col paziente.

Bibliografia:
1: https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-violenza-contro-le-donne-dentro-e-fuori-la-famiglia-primi-risultati-anno-2025/
2: Soligo, C., Sessualità traumatica: un dialogo tra neuroscienze e psicoanalisi, Ricerca Psicoanalitica, 2025.
3: Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015.
4: Cowan A, Ashai A, Gentile JP- Psychotherapy with surviviors of sexual abuse and assoult, 2020