Virna Manicardi
Psicologa e consulente sessuale
L’educazione sessuale scolastica in adolescenza
La necessità di fare educazione sessuale ed affettiva è sempre più tangibile nella società attuale, come riconosciuto anche dall’Oms che mette in Agenda 2030 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obiettivo di includere il diritto alla salute riproduttiva all’interno dei programmi nazionali, nonché l’accesso ai servizi ad essi dedicati. Ulteriormente, l’articolo 10 della Dichiarazione dei Diritti Sessuali riconosce a ciascun individuo “il diritto all’istruzione ed educazione sessuale che sia appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità e al piacere.” Luogo maggiormente appropriato a questo scopo sono le scuole, contesto d’apprendimento per eccellenza e dove possono essere raggiunti molti giovani. L’educazione sessuale nel contesto scolastico, se avviene in modo globale, inclusivo e libero da stereotipi può creare un ambiente sicuro, che promuove atteggiamenti positivi ed accoglienti nei confronti di tutti, oltre ad avere effetti positivi secondari su aspetti della vita non strettamente legati alla sessualità, come il bullismo, i disturbi alimentari, l’accettazione del proprio corpo e il pensiero critico.
Il rapporto delle nuove generazioni nei confronti della sessualità presenta alcune caratteristiche peculiari e nuove rispetto all’approccio tipico dei giovani che li hanno preceduti. Una di queste è il genere che è diventato oggetto di esplorazione, centrale per la costruzione dell’identità adolescenziale; inoltre, con l’uso pervasivo della tecnologia, assistiamo ad una sfocatura nella distinzione tra il reale e il virtuale, detta blurring (Floridi, et al.,2015), dove l’uso massivo delle app porta a una frammentazione dell’esperienza in una moltiplicazione di sé virtuali. Si registra, poi, un calo dell’interesse dei più giovani verso la sessualità, derivato dalla perdita del lato pulsionale e di spinta vitale di quest’ultima, così come del suo carattere emancipatorio nei confronti della famiglia. I giovani così sembrano più interessati al significato identitario dei loro caratteri sessuali piuttosto che alla pratica.
In Italia, la legislatura sul tema dell’educazione sessuale è ancora assente. La proposta di legge del 2014 per l’introduzione della educazione socio-affettiva nelle scuole è tuttora in corso di esame e, anche se nel 2023 il Ministero dell’Istruzione ha promosso un corso di Educazione alle Relazioni facoltativo e extracurricolare per le scuole secondarie, l’unica legge a sostegno della divulgazione di conoscenze sessuali e riproduttive per tutti è la n.405 del 1975 che istituisce i consultori familiari. Le motivazioni sono da ricercarsi in convinzioni politico-religiose che difendono la tradizione e la famiglia come veicolo primario di educazione sessuale ma anche nei frequenti cambi di legislature susseguitisi negli anni. Da questo risulta che l’Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non prevedere programmi strutturati di educazione sessuale scolastica, ma al contrario l’iniziativa è lasciata ai singoli istituti risentendo particolarmente della disponibilità di risorse economiche e portando ad un notevole divario tra nord e sud (il 78% dei ragazzi della scuola secondaria del nord dichiara di aver partecipato ad iniziative di educazione sessuale a scuola, contro il 33% del sud).
I programmi di educazione sessuale più accreditati sono quelli evidence-based o CSE, i quali sono basati su un programma ministeriale scritto, appropriati all’età e livello di sviluppo, basati sul rispetto dei diritti umani e sulla parità di genere, capaci di portare allo sviluppo di life skills necessarie a scelte di vita salutari (UNESCO, 2018). Esistono ancora programmi AUM, che insegnano l’astinenza e la fedeltà matrimoniale come metodi contraccettivi e di prevenzione delle MTS, ma si sono rivelati inefficaci e stigmatizzanti. Tra i benefici apportati dai programmi CSE nelle scuole, invece, troviamo: posticipazione del primo rapporto sessuale, minor numero di partner sessuali, riduzione di comportamenti a rischio ed aumento dell’uso dei contraccettivi, meno MTS e gravidanze indesiderate o precoci, aumento dell’autostima e autoefficacia percepita dai ragazzi con impatto positivo su capacità di negoziare il consenso e prendere decisioni su comportamenti sessuali a rischio. Inoltre, apporta competenze sociali ed emotive utile per formare adulti consapevoli ed empatici.
In un mondo dominato dalla tecnologia, dove Internet e la pornografia spesso sono i primi strumenti di conoscenze in ambito sessuale, fare educazione sessuo-affettiva nelle scuole, in modo partecipativo, globale, con adulti adeguatamente formati ed in presenza è di fondamentale importanza per trasmettere informazioni corrette ed un approccio sano e consapevole alla sessualità.
BIBLIOGRAFIA
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F.Buffagni, (2024). Liquiditá di genere: la costruzione dell’identità di genere nell’adolescenza post-moderna. Rivista di sessuologia, vol.48, n.2.
V.Bruno, (2024). Educazione alla sessualità in Italia. Mezzo secolo di preliminari. Rivista di sessuologia, vol.48, n.2.
B.Stefani., Per una sessualità libera e responsabile. Come un’analisi antropologica transfemminista può contribuire a un’educazione sessuale e affettiva. Tesi di laurea, Università Cà Foscari, Venezia, 2024/2025, relatore Francesco Vacchiano.