16 - 06 - 2026

Elisa Gasperoni

Psicologa, psicoterapeuta

Si può fare!! Lo sguardo della società tra il concesso e il tabù

Nella stesura di questo articolo faccio riferimento al contesto socioculturale attuale che conosco e in cui scrivo, che è quello occidentale dei primi decenni del XXI sec.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un grande cambiamento per quanto riguarda le condotte sessuali rispetto a ciò che è socialmente accettato e considerato accettabile. Il “permesso” sta assumendo una forma molto più ampia e variegata rispetto al passato.


Questo viaggio parte dall’assunto che la sessualità umana è soggettiva e culturalmente mediata. Anche le perversioni, o nella loro ridefinizione più recente parafilie, sono determinate dal clima culturale storicamente dato (Rifelli, 2007).


La nostra società è caratterizzata da una profonda libertà dove l’individuo si pone nel suo contesto come protagonista, e dove si trova enfatizzato e premiato nel suo individualismo e protagonismo. Non è possibile tracciare un confine netto e invalicabile tra ciò che viene stigmatizzato ed emarginato e ciò che può essere sperimentato e accettato; per quanto riguarda le fantasie e i comportamenti sessuali ci troviamo sempre più davanti ad un continuum su un’asse tabù/accettabilità sociale.
Un esempio importante di questa continuità la possiamo osservare considerando la classificazione di Perversione, la cui definizione è mutata fino a perdere oggi la connotazione dispregiativa e stigmatizzante che la caratterizzava fino a pochi decenni fa. Questo ha avuto un’importante ricaduta nella clinica e nei tipi di intervento legati a questo tema.


Il cambio di paradigma dettato dal cambiamento socioculturale è evidente nel DSM, il manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali. Fino all’edizione IV-TR era presente un capitolo denominato “Parafilie” inserito all’interno della sezione “Disturbi Sessuali e dell’Identità di genere”. Le Parafilie venivano quindi classificate come disturbo, una condizione che doveva essere eliminata, “curata”, per ottenere uno stato di benessere. Il DSM V invece fa una distinzione tra disturbo parafilico e parafilie, che non sono quindi classificate come disturbo.


Le Parafilie possono essere definite come un intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti (DSM-V). La Parafilia rappresenta spesso uno spazio sicuro per la persona, ha una funzione rassicurante ansiolitica, assume un carattere patologico quando il comportamento e la fantasia connessa assumono un carattere esclusivo e pervasivo, nella situazione in cui viene arrecato un danno a sé o all’altro, e quando il piacere si confonde con il dolore. In queste situazioni la messa in atto del comportamento parafilico causa spesso insoddisfazione, tristezza e un sentito di inadeguatezza.


In questa nuova accezione quando il clinico si trova davanti una persona che porta una parafilia molte volte il lavoro non sarà volto a eliminare il comportamento ma piuttosto si potrà lavorare sulla consapevolezza affinché il comportamento sessuale possa diventare una parte integrante di una dimensione trasgressiva. Un altro aspetto su cui si potrà focalizzare il clinico è la gestione dell’aspetto relazionale quando è previsto l’altro nel comportamento parafilico; sarà importante soffermarsi sul significato che assume la parafilia nella coppia.


Nel continuum tabù/accettabilità sociale, possiamo inserire ad un estremo quello che nell’ambito giuridico si definisce sex offender, cioè chi commette reati a sfondo sessuale. Si tratta di una categoria comportamentale e non clinica. I sex offender possono avere disturbi parafilici, ma non tutti coloro che soffrono di disturbo parafilico mettono in atto comportamenti criminali.
Nello stesso continuum si può collocare la sessualità Kinky che include pratiche sessuali non convenzionali e non tradizionali. Alla base di questa esperienza ci sono la sicurezza, il consenso esplicito, il rispetto e la comunicazione dei limiti. Questa tipologia di sessualità è piuttosto diffusa nella nostra società attuale dove trova diversi simpatizzanti e praticanti.


Nella mia pratica clinica con adolescenti e giovani adulti la consapevolezza che le fantasie e i comportamenti sessuali si possano collocare lungo un continuum di accettabilità dettato dal contesto socioculturale mi ha permesso di avere maggiore consapevolezza rispetto quelli che sono i miei tabù per non lasciarmi confondere e per avere uno sguardo aperto e non giudicante rispetto ai ragazzi e alle loro esperienze. Lavorare con i ragazzi aiutandoli a comprendere che le fantasie sono molto diffuse e non patologiche ha spesso un effetto rassicurante e normalizzante, e permette di aprire una riflessione su concetti come il rispetto di sé e dell’altro verso un’accettazione sana della propria sessualità.

Bibliografia:
Accattato G., Fantasie sessuali: cosa sono e a cosa servono, Santagostino PSICHE (2025)
American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali IV- TR, Elsevier (1997)
American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali 5, Raffaello Cortina Editore (2017)
Cappelluccio R., Fantasie sessuali: tra stigma e libera espressione, Istituto A. T. BECK (2021)
Casteman M., BDSM is increasingly mainstream, and it boosts intimacy, Psychology Today (2023)
Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (ISP), Perché le fantasie sessuali fanno bene (anche se ti fanno paura) (2025)
Quattrini F., Parafilie e devianza , Giunti Psychometrics (2015)
Rifelli G., Psicologia e Psicopatologia della sessualità, Scione Editore Roma (2007)
Stefanelli M., KINK: Quando il sesso non è convenzionale, Istituto A. T. BECK (2021)